Niente libertà per Sgroi Il matricida resta in cella

Il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di modifica della misura cautelare L’avvocato chiedeva il ricovero in casa di cura: «Va aiutato psicologicamente»
Di Serena Gasparoni
filippi Agenzia foto film cessalto omicidio via isonzo in foto francesco sgroi
filippi Agenzia foto film cessalto omicidio via isonzo in foto francesco sgroi

CESSALTO. Francesco Sgroi rimarrà in carcere. Anche il giudice del tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta, avanzata dal legale dell’uomo l’avvocato Marco Rebecca, di modifica della misura cautelare. La difesa aveva chiesto che l’uomo, che lo scorso 7 giugno ha ucciso la madre Amelia Zina Castagnotto, venisse rinchiuso in una struttura in grado di monitorare e curare il suo disagio psicologico. L’uomo è considerato a rischio suicidio. Per questo necessita di essere sorvegliato giorno e notte. E di essere ospitato all’interno di una struttura specialistica che possa prendersi cura di lui. Insomma: Francesco Sgroi ha bisogno di cure. Questo in base al parere dello psichiatra e del medico generale del carcere di Santa Bona, in cui il sessantenne di Cessalto è rinchiuso da quando è stato arrestato per aver soffocato l’anziana madre, con un cuscino. Al momento l’uomo è piantonato a vista, 24 ore su 24. Il timore è che possa far del male a se stesso.

La richiesta di una diversa misura cautelare era stata avanzata in prima battuta nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto che si è svolta al Tribunale di Treviso dinanzi al gip Silvio Maras durante la quale l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Testa bassa, sguardo perso nel vuoto e atteggiamento dimesso. Il magistrato responsabile del fascicolo ha chiesto per l’uomo la custodia cautelare in carcere, accolta dal giudice. La difesa aveva subito presentato richiesta di modifica della misura presentando domanda al tribunale del Riesame. Rigettata: ora valuterà se ricorrere in Cassazione. Non sono ancora chiare le cause che hanno portato al raptus omicida. Pare l’uomo nell’ultimo periodo fosse particolarmente nervoso a causa di un errore di compilazione nel 730 della madre per colpa del quale temeva che la donna potesse perdere la pensione. L’omicidio risale a due domeniche fa, secondo la ricostruzione è avvenuto attorno alle 19.30. Prima una lite, avvertita anche dai vicini di casa. Poi l’omicidio: durante la collutazione la donna ha cercato di difendersi come testimoniando i graffi alle braccia, al collo e al volto che Sgroi presentava al momento dell’arresto. Lui stesso ha ammesso di aver ucciso l’anziana madre. L’ha raccontato alla figlia, Silvia 27 anni, mentre vagava in stato confusionale sotto il palazzo di via Isonzo, al civico 91, dove viveva la madre. La donna aveva cercato di mettersi in contatto con lui per ore, preoccupata assieme alla sua famiglia per l’assenza prolungata e ingiustificata dell’uomo.L’ipotesi di reato è quella di omicidio volontario con l’aggravante del vincolo familiare e della minorata difesa. L’uomo da tempo si occupava della madre. Aveva perso il lavoro dopo la crisi del mobilificio Europeo. Dopo gli anni di cassa integrazione ora era disoccupato.

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