Nelle case popolari, ma in giardino c'è l'auto di lusso

TREVISO. Non poteva passare inosservata a lungo quella Audi scura, di grossa cilindrata, nuova, parcheggiata in un quartiere popolare. O meglio davanti alla case popolari. Alla fine alcuni residenti l’hanno fotografata e hanno fatto scoppiare il caso. «Negli alloggi per le emergenze abitative di Santa Bona risiede una famiglia che si può permettere di mantenere un’auto di lusso», denunciano Sandro Zampese e Giuseppe Basso. Ieri i due consiglieri hanno esibito le foto scattate da altre famiglie che hanno avuto accesso agli alloggi per emergenza abitativa, indignate per il tenore di vita dei vicini.
Probabilmente a scattare la loro reazione è l’ultimo affronto. Perché i proprietari dell’Audi hanno pure parcheggiato il mezzo proprio sull’area verde degli alloggi. «Come possono accadere fatti come questi?» è lo sfogo di Basso. «Perché l’assessore al Sociale non controlla a chi dà gli alloggi per l’emergenza abitativa?». Ma Liana Manfio rispedisce al mittente le accuse. «Forse è bene che quando si mostrano foto e si fanno certe affermazioni, si facciano nomi e cognomi. E soprattutto che si vada dai responsabili a mostrarle. Mi dicano dove sono state scattate quelle foto e farò le verifiche immediatamente. Non sia mai che emerga che quella famiglia ha avuto accesso all’alloggio durante la loro gestione», ha detto l’assessore.
È sul sociale e sulla gestione della case popolari che si consuma dunque il nuovo attacco della Lega Nord, che da tempo se la prende con l’assessore al sociale per un gestione eccessivamente “aperta”, a loro detta, della residenza pubblica. Pochi giorni fa la Regione ha bloccato un bando che Ca’ Sugana aveva predisposto proprio per stabilizzare la posizione di coloro che oggi abitano negli alloggi di emergenza abitativa. «Si trattava di una sanatoria indiscriminata» attacca Zampese, «che avrebbe garantito una casa fissa a chi magari diritti non ne ha, a discapito dei cittadini trevigiani più bisognosi».
L’emergenza abitativa consente di derogare alle graduatorie, e di assegnare, abbastanza discrezionalmente, gli alloggi, per un periodo massimo di due mesi a cui può seguire una proroga. La Regione, esprimendo il proprio parere obbligatorio sul bando, l’ha bloccato, spiegando che il Comune non può stabilizzare l’emergenza abitativa. Può dare deroghe, può fare bandi speciali legati a categorie specifiche di persone, e per un determinato numero di alloggi. Ma non indire un bando tanto generale.
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