Mini prestiti, a Treviso un'odissea per avere i soldi: «Chiedono la garanzia dei familiari»

TREVISO. Allegati troppo pesanti, istituti che non rispondono, tempi d’attesa di settimane, firme (e garanzie) chieste ai genitori o agli altri familiari. È la corsa a ostacoli per avere i “mini prestiti” previsti dal decreto Liquidità, secondo quanto denunciato da diversi imprenditori e privati cittadini che nelle ultime settimane si sono scontrati contro la burocrazia e non sono sempre riuscite ad avere gli importi desiderati (il 25 per cento del fatturato, se questo non supera i 100 mila euro). Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra: i “mini prestiti” - oltre seimila i soggetti in provincia di Treviso che ne hanno fatto richiesta - dovrebbero beneficiare di un iter più rapido, e invece in molti casi si sono incagliati alla presentazione della domanda.
Il problema garanzie
I prestiti dovrebbero essere coperti dal Fondo di garanzia nazionale, in modo da agevolare la distribuzione delle risorse alle imprese. Non si dovrebbero chiedere requisiti particolari all’azienda che ne fa domanda. È vero che in molti casi il finanziamento è arrivato subito e senza troppi grattacapi. Ma in molti casi ottenere la somma desiderata si è tramutato in un’odissea: «È capitato in più di un caso che le banche chiedano la garanza di un familiare, con tanto di firma» commenta Valter Rigobon, Adiconsum Veneto, «questo è in palese contraddizione con le finalità del prestito, che dovrebbe aiutare chi ha bisogno di soldi freschi subito. Siamo in una fase ancora transitoria, in cui le attività devono tornare a pieno regime, e i tempi necessari a qualsiasi pratica non sono mai definibili. La certezza di avere il denaro che spetta per diritto diventa, in questo modo, una via crucis. E i soldi, seppur stanziati, non arrivano».
La posizione delle banche
Il problema si era posto subito dopo la pubblicazione del decreto. Le banche avevano fatto notare che, per rispettare le norme internazionali del settore, un’istruttoria sul soggetto che chiede il prestito era comunque indispensabile, e non si poteva evitare. «La strozzatura che riscontriamo - continua Rigobon - è dovuta in parte alla burocrazia, in parte all’eccesso di zelo: si fanno rispettare alla virgola le circolari, che in una fase di emergenza sono meno tollerate. Intanto, però, ci sono negozi che non riaprono perché sono in crisi di liquidità. Altre imprese aspettano ancora i soldi per poter ripartire».
Gli altri problemi
In queste settimane in tanti si sono preoccupati anche per i ritardi nell’erogazione delle casse integrazioni: in alcuni casi è appena stato erogato lo stipendio di marzo, in altri nemmeno quello. «L’Inps è fondamentalmente ben strutturato, checché ne dicano, ha archivi che funzionano e personale qualificato» risponde Adiconsum, «gli enti bilaterali forse hanno qualche inghippo maggiore». Anche se, ricordano sia Inps che enti bilaterali, dall’inizio della crisi è arrivata una mole di domande di cassa integrazione mai vista prima, paragonabile alla somma di due o tre anni.
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