«Marianna, noi ti aspettiamo sempre. Non vogliamo che diventi solo un ricordo»

PAESE. Una lettera per augurarle Buon Natale e per provare ad ottenere un riscontro alle loro speranze. Piefrancesco, Emilia e Giorgio, genitori e fratello di Marianna Cendron, non hanno mai smesso un giorno di sperare di riabbracciarla o quanto mano di sapere che sta bene. Basterebbe un contatto, una telefonata al fratello. Questo è il settimo Natale che trascorreranno con una sedia vuota di troppo, dopo che il 27 febbraio del 2013 Marianna, all’epoca 18enne, è sparita nel nulla.
«Marianna amatissima, il tempo che passa inclemente non ce la fa ad abituarci alla tua assenza. La tua famiglia», recita la lettera, «ha piano piano imparato ad andare avanti, ma non è la stessa cosa senza di te. Ci manchi troppo, Marianna, e non vorremmo mai che tu diventassi per noi solo un ricordo; tu sei sempre nei nostri pensieri, sei nei nostri gesti quotidiani, nella casa che hai lasciato da quasi sette anni. È vuota la tua casa senza il tuo sorriso dolcissimo e tu sei ancora il nostro punto interrogativo a cui nessuno ha dato finora una risposta, soprattutto la risposta che noi avremmo voluto. Purtroppo le luci dei riflettori si sono spente, ma le nostre speranze sono sempre accese perché sono le luci dei nostri cuori gonfi di affetto. Ti vogliamo bene, Marianna, e ti auguriamo un altro Buon Natale ovunque tu sia. Un abbraccio forte forte da Giorgio, mamma e papà».
L’anno scorso la Procura ha archiviato il caso di Marianna, non intravedendo ipotesi di reato, e di fatto considerandolo un allontanamento volontario. Una tesi che però non convince papà Pierfrancesco e mamma Emilia, che assistiti dall’avvocato Tigani avevano anche tentato di tenere aperta l’inchiesta. «Ma per noi il capitolo non è chiuso, sicuramente qualcuno sa e non parla», dice Pierfrancesco, «Difficile, quasi impossibile, darsi delle risposte, anche a sette anni dalla scomparsa.
«Io voglio convincermi che lei ora stia bene e sia libera», continua il papà. «Spero sempre di uscire e trovarla davanti al cancello. Ma mi accontenterei di una telefonata per farci sapere che sta bene. Che è stata una scelta».
La famiglia teme che, una volta trascorsi anni e archiviata l’inchiesta, ci si dimentichi di Marianna, che nessuno, a parte loro, la cerchi. Eppure ancora oggi arrivano delle segnalazioni. «Poche settimane fa ci hanno detto di aver visto la sua bici, purtroppo non era quella. Ma significa che le persone non l’hanno dimenticata», aggiunge il papà. E così è ancora di più per Giorgio, Pierfrancesco ed Emilia, che guardano ogni rastrelliera che trovano sulla loro strada nella speranza di vedere la sua bici marca San Marco, o guardano la pedalata di ogni ragazza sperando di riconoscere i movimenti di Marianna. —
Federico Cipolla
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