Marianna, la procura vuole chiudere il caso

PAESE. Per la Procura di Treviso, le indagini finora condotte non hanno consentito di capire se Marianna Cendron, la cuoca sparita il 27 febbraio 2013 dopo il turno di lavoro al Golf Club di Castelfranco, quando aveva solo 18 anni, si sia allontanata volontariamente o se sia stata vittima, per usare il linguaggio giuridico, «di condotte delittuose poste in essere da persone allo stato ignote». Ed è per questo che, a quasi tre anni da quel misterioso mercoledì sera, il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione del fascicolo a carico di ignoti per sequestro di persona. Il provvedimento è stato notificato all'avvocato Stefano Tigani, legale dell'associazione Penelope che segue i genitori di Marianna, Pierfrancesco ed Emilia, lo scorso 2 dicembre. Sabato scorso l'avvocato Tigani ha depositato l'atto di opposizione alla richiesta di archiviazione. Per la famiglia ci sono ancora diversi aspetti su cui fare luce: «Noi non molliamo», dice mamma Emilia. Questa sera i coniugi Cendron, assieme all'avvocato Tigani e ad Antonio La Scala, presidente di Penelope, saranno ospiti di Federica Sciarelli a "Chi l'ha visto?", su Rai 3 a partire dalle 21.05. «Ci sono degli aspetti di indagine da approfondire, soprattutto questioni tecniche. Chiediamo spiegazioni su quanto è stato dedotto dai tabulati telefonici, ma anche sulle contraddizioni nelle dichiarazioni delle persone sentite dagli investigatori. In uno stesso verbale, ad esempio, ci sono tre affermazioni diverse da parte della stessa persona», spiega l'avvocato Tigani, «Balza agli occhi poi una questione che deve essere valutata a fondo: Marianna è scomparsa di mercoledì, proprio nel giorno in cui andava dal fidanzato. Forse un po' più di indagine su questo punto sarebbe opportuna». Il legale che segue gratuitamente la famiglia Cendron precisa di non voler accusare nessuno, «ma chiediamo un definitivo chiarimento della vicenda e per questo abbiamo presentato delle richieste istruttorie che auspichiamo vengano accolte». La decisione sull'archiviazione spetta al giudice per le indagini preliminari che si dovrà esprimere prossimamente. Ma l'avvocato Tigani precisa che, anche di fronte ad un eventuale accoglimento dell'archiviazione, «Non ci fermeremo. Marianna non aveva nulla con sé, nemmeno i soldi che avrebbe ricevuto dopo qualche giorno dal datore di lavoro. Che senso aveva allontanarsi in quel momento?». Nell'ultimo vertice in prefettura a maggio era stato ventilato alla famiglia che la Procura si stava muovendo verso l'archiviazione, ma il provvedimento rappresenta una vera e propria doccia gelata per mamma Emilia e papà Pierfrancesco. «Chiediamo approfondimenti investigativi. Ci sono incongruenze e ci devono spiegare perché, bisogna indagare sulle persone che stavano attorno a mia figlia. Le ricerche di Marianna sono partite con dieci giorni di ritardo», dice la madre della ragazza che lo scorso 27 novembre, nella terra degli scomparsi, ha compiuto 21 anni, «In Italia funziona così: non c'è un sistema efficace di ricerca e si perde tempo prezioso per attendere le autorizzazioni». Un affondo da parte di mamma Emilia verso la comunità di Paese: «Ci sentiamo abbandonati dal sindaco e dalla parrocchia».
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