Manildo va alla guerra «Basta diktat da Paese»

Battibecco ieri con il vicesindaco De Marchi sul tracciato del quarto lotto Il tavolo si arroventa ancor prima di cominciare. Palla a Regione e Veneto Strade

La chiamano già la «guerra della tangenziale». Santa? Chi ieri ha girato i piani alti di Ca’ Sugana assicura che Giovanni Manildo fosse furente, dopo aver letto l’attacco del collega di Paese al tracciato che Treviso propone al governatore Zaia e a Veneto Strade in alternativa a quello benedetto dalla Lega tra 2005 e 2010. E non meno di lui gli assessori, i consiglieri di maggioranza più attivi sulla questione della tangenziale. E neanche ci avesse messo lo zampino il destino, ieri pomeriggio, nella riunione dell’Ipa (intesa programmatica d’area) a Ca’ Sugana, Manildo si è trovato a fianco del vicesindaco di Paese, Martino De Marchi. E non è stato zitto.

Sul quarto lotto, e sul tracciato, si annuncia un autunno caldo. E non solo perché la partita diventa un cavallo di battaglia in piena campagna per le regionali, dove il duello fra centrosinistra e Lega (nel senso di Regione e di comune di Paese) sembra più forte di ogni volontà di confronto e discussione, che pure Manildo ha perseguito fino all’ultima lettera. E non solo perché sul piatto ci sono i 50 milioni stanziati per la realizzazione di questi 4 chilometri, che la città attende praticamente da 25 anni, il tempo di una generazione.

Non parla nessuno, nè il primo cittadino né l’intera coalizione. «Non finirà qui», sbotta un consigliere del Pd, «quello di Pietrobon è stato un attacco proditorio». All’interno del partito di maggioranza c’è chi ricorda come Manildo, ad esempio sull’ospedale, «abbia voluto il confronto, e non abbia chiuso le porte». Allusione all’indisponibilità di Pietrobon, che ha già detto «no» al tracciato che passa per Paese.

Dietro le quinte, la lettera che Manildo ha inviato al governatore Zaia, al presidente della Provincia, Muraro, al sindnaco Pietrobon e all’ad di Veneto Strade, Vernizzi.

Nella missiva il primo cittadino di Treviso spinge per la soluzione del nuovo tracciato (fra Treviso e Paese), perché tiene contro del piano regolatore generale e delle discipline urbanistiche sia nel comune di Treviso che nel comune di Paese strumenti che prevedono la realizzazione del IV lotto».

Ma sopratttutto ne fa una questione di costi: «Assimilabili a quelli già previsti dalla Regione»; e di «notorietà», essendo «già conosciuto dai proprietari dei terreni confinanti all’arteria».

Manildo, ai 4 destinatari della missiva, ricordava l’esigenza di «rispettare le regole generali dei piani regolatori». E prospettava una soluzione condivisa, che «ponesse fine a ogni ritardo dell’iter», nella ricerca dell’«interesse pubblico», e della migliore soluzione possibile.

Sperava Manildo in un’apertura di Paese, almeno al tavolo? Mal gliene incolse , perché Pietrobon è stato chiarissimo: «Manildo», aveva scritto due giorni fa il primo cittadino leghista di Paese, «vuole penalizzare un progetto già approvato a finanziabile che può dare risposte vere e concrete ai cittadini», e accusava il collega del capoluogo di «scaricare e far ricadere su altri i dilanianti problemi interni della maggioranza a Treviso, con tono arrogante e di chiusura al confronto che attribuisce ad altri responsabilità proprie».

Posizioni inconciliabili. Altro che sedersi al tavolo. Dicono che Manildo non abbia gradito, in particolare, l’accusa di «puntare al consenso elettorale, facendo prevalere l'interesse di pochi rispetto al bene comune».

Ha ragione Pietrobon, quando ricorda che il nuovo tracciato, che riporta verso Nord e verso Paese l’asse viario, «impatta su un territorio già gravato da scempi ambientali, e passa addirittura attraverso aree occupate da attività produttive»?

O Manildo, che ribadisce come il nuovo tracciato (in realtà molto simile a quello dell’antico Prg poi spostato dalla Lega fra 2005 e 2010) sia «il migliore per rispondere a tutte le esigenze del territorio e del futuro sviluppo della tangenziale»? Partita rovente, posta in palio altissima. Altro che 4 chilometri: il quarto lotto arriva virtualmente a Venezia, dritto in Regione. Passando per le urne.

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