Manildo accusa Ater: «Non ha vigilato»

Il caso Restera – la voragine nei conti condominiali Ater (e non solo) gestiti dalla società di Roberto Artuso e dalla moglie Cristina Caodaglio – si parla di 450 mila euro, fra stabili Ater e privati – deflagra anche a livello istituzionale. Il sindaco Manildo, con toni per lui inediti, scende in campo nella vicenda: parla di «caso gravissimo», accusa l’Ater di «essersi mossa tardi, solo dopo l’intervento di Ca’ Sugana», e chiede le dimissioni del vicepresidente Pierantonio Fanton (Lega), ancora al suo posto nonostante da mesi la nuova giunta abbia designato l’ingegnere Andrea Mori a sostituirlo. E in una giornata tesissima, dall’Ater, arriva la risposta del diretto interessato: accusa Manidlo di «falsità» e ne chiede le dimissioni a sua volta. E ancora, il Comune annuncia una propria inchiesta interna, condotta dall’assessorato alle Finanze con l’ausilio dell’avvocatura civica, sul comportamento dell’Ater, alla luce della convenzione stipulata a suo tempo fra i due enti per gestire gli immobili. Ca’ Sugana vuol capire se l’Ater abbia rispettato gli obblighi fissati dall’intesa.
Durissima la requisitoria del sindaco: «I cittadini di quelle abitazioni dovevano essere tutelati, invece l’Ater ha mancato nella sua funzione di controllo», attacca, «per questo credo che il vicepresidente Fanton, nominato dalla precedente amministrazione leghista come rappresentante del Comune in cda, dovrebbe dimettersi immediatamente».
E poi l’accusa all’ente: «L’aspetto più preoccupante della vicenda è che sia emersa solo dopo il nostro intervento. Non serviva la sfera di cristallo per capire che qualcosa non andava, bastava leggere le notizie che a febbraio 2013 davano Artuso citato in giudizio con le stesse accuse di oggi». Manildo ricorda all’Ater come l’impulso all'indagine interna di via D’Annunzio sia stato «l’intervento degli uffici comunali a settembre, per l’esposto di un inquilino di via Don Milani e per la segnalazione del consigliere comunale Caldato». E il primo cittadino imputa all’Ater «l’assenza all’assemblea condominiale di via Don Milani 4, il 3 settembre, dove c’era solo il rappresentante del Comune, proprietario dello stabile. Ma non il gestore.
Il sindaco ribadisce come la giunta voglia «tutelare anche dal punto di vista giudiziario gli interessi degli inquilini truffati e quelli dell’ente», facendo capire che è pronta all’azione giudiziaria, se si riterrà «vittima come i condòmini di fattispecie penalmente rilevanti».
L’assessore al Patrimonio, Alessandra Gazzola, annuncia dal canto suo l’inchiesta interna. «Il Comune verificherà se l'Ater abbia o meno correttamente adempiuto alle obbligazioni che su di essa gravano in pendenza della convenzione per la gestione degli alloggi di proprietà del Comune».
Da via D’Annunzio, nel giro di poche ore, arriva la durissima replica di Fanton. «Le parole di Manildo sono offensive e assurde, pretendo le scuse, perché quello che dice è palesemente falso», spiega il vicepresidente leghista dell’ente, formalmente ancora rappresentante del comune di Treviso dopo il cambio di giunta a Ca’ Sugana, «Risultano al protocollo dell’Ater la lettera invita a Restera il 29 maggio, quando abbiamo avuto i primi sentori di quel che stava succedendo. Chi ha dormito sulla vicenda è il Comune, l’Ater e il sottoscritto sono stati all’erta»
Poi l’attacco si sposta tutto sul piano politico. «Se Manildo non conosce i fatti, stia zitto, ha dimostrato altre volte di non conoscere le leggi né lo statuto Ater, nè le norme per provvedere alla mia sostituzione», rincara Fanton, «pensi piuttosto ai criteri adottati dalla sua giunta nell’assegnazione della case popolari, che non sono a norma di legge. Quanto a me, sono sempre stato dalla parte della gente e con il presidente Ater, Pietrobon, stiamo cercando di non far pagare i cittadini, se la legge lo consente. Manildo pensi piuttosto al suo assessore Gazzola che voleva far pagare la Ttasi agli i inquilini. E chi si dimette dovrei essere io? Le chiedo io le sue dimissioni: ecco, si dimetta Manildo».
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