Mancano le prove, la banda torna libera

Raid nel Coneglianese: tre albanesi rimessi in libertà a poche ore dall’arresto Restano dietro le sbarre il rapinatore di Santa Lucia e lo spacciatore di droga
Un'aula di tribunale
Un'aula di tribunale

CONEGLIANO. Sono già liberi. Il giudice per le indagini preliminari li ha scarcerati «per mancanza di gravità indiziaria». Tre quarti della banda di cittadini di nazionalità albanese accusata di essere l’artefice di una miriade di furti nel Coneglianese è rimasta in carcere qualche manciata di ore, non di più. Dopo l’arresto, ieri è arrivato, come da procedura, il momento dell’interrogatorio di garanzia: il gip Angelo Mascolo ha accolto la tesi della difesa, rappresentata per quattro dei cinque arrestati dall’avvocato Fabio Crea, del foro di Treviso.

Sono stati rimessi in libertà Sirjan Brahelika, Alfred Kadiu e Genc Hysbajrami, tutti di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Motivo? Secondo il giudice le prove a loro carico non sono così schiaccianti da giustificare una misura cautelare. Restano rinchiusi in una cella del carcere Santa Bona solo due persone, ma non perché accusate di furto o ricettazione. Blenari Gjinai starà in galera perché riconosciuto dalla vittima di una rapina avvenuta a Santa Lucia di Piave. Il quinto arrestato invece, beccato con un bel po’ di cocaina, 130 grammi, resterà dietro le sbarre per detenzione di stupefacenti. Ieri è andato in scena l’interrogatorio dei presunti predoni di Conegliano, nel corso del quale tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo gli investigatori, nell'ultimo mese, il quintetto dell'Est sarebbe riuscito a mettere a segno decine di furti, in particolare nei centri della Sinistra Piave, da Oderzo a Valdobbiadene.

L'indagine era scattata il 2 ottobre scorso quando un pensionato di Santa Lucia di Piave, mentre rientrava in casa nel tardo pomeriggio, si era trovato a tu per tu con un ladro che lo minacciava con un piede di porco. È stato lui a riconoscere il suo presunto aggressore. Nel corso dell'indagine, i carabinieri avevano scoperto che quattro presunti componenti della banda erano clandestini che vivevano a Refrontolo mentre il loro basista, un operaio, regolare, di 35 anni, viveva a Pieve di Soligo. Nel suo garage erano stati trovati anche 130 grammi di cocaina: ecco il motivo per cui anche quest’ultimo resta rinchiuso dietro le sbarre. Ma, secondo la difesa, erano troppo deboli i collegamenti tra gli arrestati e la refurtiva trovata in un garage. Secondo Crea (e la tesi difensiva è stata accolta nella sua interezza dal gip Angelo Mascolo) non esistevano evidenze per giustificare la custodia cautelare. Ieri pomeriggio è giunta la decisione del gip: scarcerati. Ora tre dei cinque arrestati sono di fatto denunciati per ricettazione, ma a piede libero. Ora si attendono le prossime mosse giudiziarie.

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