«Mancano duemila dipendenti pubblici» I municipi della Marca rischiano la paralisi
Duemila dipendenti in meno. A tanto ammontano le carenze d’organico nelle amministrazioni locali della Marca: la certificazione arriva da uno studio dell’Associazione Comuni della Marca riferito ai dati più recenti. «È una situazione grave che denunciamo da anni, siamo sotto la media veneta e nazionale», attacca la presidente dell’associazione Mariarosa Barazza.
il concorsone
La prova preselettiva per 16 posti nel Comune di Treviso, che ha registrato un boom da 1.599 iscritti e 800 partecipanti, ha segnato un cambio di passo, diventando l’occasione per evidenziare i buchi di personale nelle amministrazioni locali della provincia. L’analisi si fonda su un decreto del ministero degli Interni del 10 aprile 2017, che definisce il numero dei dipendenti comunali in relazione alla popolazione residente in un Comune. In base a tale parametro, una provincia da 886 mila abitanti come la Marca trevigiana dovrebbe contare su oltre 5.500 dipendenti. E invece il personale attualmente in servizio registra un meno 2.200 rispetto a quella cifra. Una contabilità che risale a un paio di anni fa, prima peraltro della nascita del nuovo Comune di Pieve del Grappa. Ma lo spaccato, al netto del concorsone bandito da Ca’ Sugana giorni fa, non lascia spazio a dubbi. La media attuale in provincia di Treviso è pari a 2,88 dipendenti comunali ogni mille abitanti. Un rapporto decisamente più basso, rispetto al dato regionale e nazionale: 5,65 per il Veneto, 6,89 considerando l’intero Paese. Se poi si prende in esame solo il Comune capoluogo, emerge come i dipendenti a Treviso dovrebbero toccare quota 676. E invece ce ne sono 144 in meno rispetto a quanto impone il decreto ministeriale. Ca’ Sugana assicurerà il prossimo anno 16 ingressi (un altro concorso riguarderà i vigili), ma serviranno a colmare i vuoti legati a pensionamenti o mobilità.
lo stallo
Come mai la Marca accusa un simile divario rispetto all’andamento regionale? «I nostri Comuni avevano già patito una forte razionalizzazione, poi blocco del turnover e Quota 100 hanno fatto il resto», incalza Barazza, «Senza contare che la carenza di personale s’è accompagnata all’aumento degli adempimenti burocratici, complicando la vita pure ai Comuni più virtuosi». Aspetto-chiave, il mancato ricambio: «Il blocco del turnover ha impedito l’ingresso di giovani leve. Così l’invecchiamento del personale, combinato con i buchi d’organico, ha reso la macchina comunale, in qualche caso, ingestibile. Con l’effetto di garantire minori servizi ai residenti». Nel frattempo, però, qualcosa si muove. Tanto che nella Conferenza Stato-Città s’è deliberato il superamento del turnover. Il primo passo verso un’inversione di tendenza? «Speriamo qualcosa cambi», auspica la presidente dell’Associazione Comuni della Marca, «Anche perché i Comuni sono i primi interlocutori dei cittadini».
Gli altri comuni
Spulciando lo studio, si mette in rilievo come a Conegliano mancherebbero 33 dipendenti e a Mogliano addirittura 82. Anche più ampio il gap a Castelfranco che accuserebbe 91 caselle vuote, non meno complicato l’andamento a Paese: meno 69. Ivan Bernini, segretario generale funzione pubblica Cgil Treviso, non fa giri di parole: «Serve invertire la rotta, se non si vuole arrivare a un sostanziale fallimento. In queste condizione, c’è il rischio di non essere più in grado di assicurare i servizi. Sono 12 anni che si pensa solo “a fare cassa” con il blocco delle assunzioni e i mancati investimenti: invece di snellire le procedure, si è snellito il personale. Una piccola svolta si stava imprimendo con il ministro Marianna Madia, poi chi ne ha preso il posto, Giulia Bongiorno, s'è interessata solo alle impronte digitali». Ma il concorsone di Ca’ Sugana ha rappresentato un segnale incoraggiante: «L’alto numero di candidati fa capire che c’è fame di lavoro. Spero sia solo l’inizio di un cambiamento», conclude Bernini. —
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