Macerie in Inox valley Bruciati 1523 posti

Chiuse nel 2012 38 aziende meccaniche, 36 del settore legno, 30 nell’edilizia Il bollettino di guerra proseguirà con gli esuberi della Electrolux a Susegana
Di Francesco Dal Mas

CONEGLIANO. I 373 esuberi all’Electrolux? La Carnielli che chiude a Vittorio Veneto con 15 posti di lavoro? Quasi bazzecole (se non ci fosse, di mezzo, il dramma di chi perde il posto). Bazzecole di fronte al panorama che si sta prospettando. Proprio questo, infatti, sarà l’annus horribilis per Conegliano, Vittorio Veneto e Pieve di Soligo. Il crollo dell’industria che fino ad oggi ha tenuto in piedi l’Inox Valley. L’industria metalmeccanica dei contoterzisti e quella del legno. Ben 38 le imprese della meccanica chiuse l’anno scorso, 36 quelle del legno, 30 nel settore dell’edilizia, 7 nel commercio. Come un bollettino di guerra. Sono saltati 1523 posti di lavoro; si badi, non posti a rischio, ma che non ci sono più. Ed altri 5 mila lavoratori sono parcheggiati in cassa integrazione, pari al 10% della manodopera attiva. Jesse di Francenigo, Zaccariotto di Gaiarine, Comprex di Codognè, Priant di Vazzola, Tranceria Priula di Susegana, Indesit di Refrontolo, Doc del gruppo Doimo: sono soltanto alcuni dei nomi di ditte in difficoltà. Nei prossimi giorni si aggiungerà un grande mobilificio vicino a Fontanelle. Il 20 febbraio il sindacato inizierà la trattativa con il gigante del freddo. «Preoccupano gli esuberi interni, che comunque andranno sotto copertura del contratto di solidarietà», ma – fa presente Italo Zanchetta, sindacalista del comparto tessile e plastica-gomma della Cgil – «allarma la mattanza che ci sarà, con il ridimensionamento della Electrolux, la nostra Fiat, nel settore del terzisti dove piccole e piccolissime aziende boccheggiano già da tempo». Come non bastassero questi dati, Ottaviano Bellotto, segretario della Cgil, ne cita un altro di grave, anzi gravissimo: negli ultimi 3 anni, praticamente dall’inizio della crisi, Conegliano, Vittorio Veneto e Pieve di Soligo hanno perso addirittura 4500 posti di lavoro. Una perdita struttura, non più recuperabile. E’ proprio per questo che dai sindacati ai sindaci, ma soprattutto gli imprenditori del territorio sperano molto dal nuovo accordo all’Electrolux: «e cioè che si trovi il modo di consolidare l’azienda che resta, con i relativi investimenti», sottolinea il sindaco di Conegliano, Zambon. Il traforo di Santa Augusta, a Vittorio Veneto, è contestatissimo; ieri c’è stata una ricognizione, sul territorio, dell’europarlamentare Andrea Zanoni dell’Idv, che intende dar battaglia in sede europea. «Sono il primo a comprendere le ragioni degli ambientalisti, ma dal momento che l’Anas mi assicura che l’impatto ambientale sarà quanto mai contenuto», mette le mani avanti il sindacalista della Fillea, Loris Dottor, «vorrei che si capisse che quest’opera è l’unica, al momento, che dà un po’ di lavoro al comparto delle costruzioni; sul territorio non c’è dell’altro». Inox Valley, il concentrato del 50% dell’acciaio italiano, sopravvive tra Conegliano, Pordenone ed Oderzo. «Fino ad oggi ha tenuto, ma la prospettiva è tutt’altro che rosea» guarda avanti, con preoccupazione, Bellotto; «i grandi gruppi, da Conegliano a Vittorio Veneto, hanno i volumi in contrazione». Bastano, per risollevare gli spiriti, i prodotti dolciari della Doria di Orsago, che la Bauli ha rilanciato alla grande? No, troppo poco. Neppure sono sufficienti i Bibanesi, un altro settore che va alla meraviglia. «Bisogna ripensare la struttura economica del territorio» insiste, ma è quasi una voce nel deserto, il senatore Maurizio Castro. Non basta più, insomma, lanciare appelli ai governi o al senso di responsabilità degli imprenditori, su incentivi, sgravi fiscali, sul no alla delocalizzazione. Bisogna davvero capire - secondo il senatore del Pdl che è stato anche un numeor uno in Electrolux - capire che questo modello industriale è finito e bisogna costruirne un altro. Come qualcuno, per la verità, sta già facendo.

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