L’ombra del satanismo dietro il feroce omicidio di Elisea e Cristina

PAESE. C’è l’ombra del satanismo dietro al feroce duplice omicidio di Elisea Marcon e della figlia adottiva Cristina De Carli. Madre e figlia, 59 e 23 anni, di Paese, furono uccise a sprangate in testa nella notte tra il 28 e il 29 giugno 1998, mentre si trovavano nell’abitazione ricavata all’interno del loro chiosco sulla spiaggia “Ai Casoni” di Rosolina Mare.
E l’esito dell’esame del Ris di Parma, che ha indicato che il dna di Gaetano Tripodi era sul luogo del delitto, apre ora a distanza di 22 anni dai fatti nuovi e inquietanti scenari.
IL SATANISMO
La Procura di Rovigo, che ora ha aperto un fascicolo d’inchiesta del delitto rimasto per oltre vent’anni irrisolto, sta collegando quanto accaduto a Rosolina con il brutale omicidio della moglie avvenuto nel 2006 per cui Tripodi si trovava in carcere a Forlì, dove è morto nelle scorse settimane. Nei giorni scorsi il pm Maria Giulia Rizzo ha infatti ricevuto notizia che il Dna di Tripodi sarebbe il medesimo trovato sulla scena del crimine di Rosolina.
Una notizia, ricevuta grazie all’approfondimento della Direzione generale della Polizia criminale, con la propria Banca dati nazionale che raffronta i Dna dei malviventi con quello rinvenuto nelle scene del crimine, capace di dare un’ulteriore accelerata alle indagini. Ma cosa collega l’omicidio del 2006 a quello di 22 anni fa?
Dalle indagini sulla morte per decapitazione di Patrizia Silvestri, moglie di Tripodi, è emerso chiaramente la loro affiliazione a sette sataniche all’epoca del delitto di Rosolina. Marco Dimitri, fondatore dei Bambini di Satana (e uscito indenne da tutti i processi con un risarcimento di 100 mila euro per i 400 giorni passati in cella) all’epoca fece sapere di aver espulso entrambi i coniugi dalla sua associazione perché avevano dato nomi falsi.
I due, assieme a un altro “dissidente” avevano poi fondato la setta romana degli “Eletti di Satana”. «Io e Patrizia avevamo ricevuto minacce di morte e ci eravamo rivolti anche a un avvocato», aveva detto Tripodi al magistrato, «erano persone legate alle sette sataniche. In tutti questi anni ho tentato di liberare mia moglie dai satanisti».
I COMPLICI
Ma accanto al dna di Tripodi si dovrebbe confermare anche quello di altri due indiziati, cioè Karel Reznicek, all’epoca dei fatti 23enne, e David Moucha, tre anni più vecchio. Entrambi cittadini della Repubblica Ceca, accusati del reato di omicidio, aggravato dai futili motivi, e di rapina. Le stesse accuse che, una volta effettuata la definitiva prova del Dna, potrebbero venire indirizzate al defunto Tripodi.
Dalla Procura, a riguardo, è stato disposto nei giorni scorsi l’incidente probatorio che – mercoledì prossimo – porterà i carabinieri del Ris di Parma ad effettuare la ricerca di materiali biologici su quanto rimasto dalla scena del crimine, in particolare indumenti ed altro materiale delle due donne rinvenuto sul posto.
LE PISTE
In tutto ciò prende sempre meno piede la pista della rapina. Le due donne vennero infatti derubate di sole 600 mila lire oltre che della loro auto, ritrovata successivamente a Marghera. Ori e gioielli indossati dalle donne o presenti in altri punti dell’abitazione, viceversa, non vennero toccati. Confermata, d’altro canto, una delle prime ipotesi, cioè quella che oltre ad almeno una persona della Repubblica Ceca – l’indiziato numero uno era un dipendente della Marcon, che all’epoca non si fece trovare – potesse essere presente anche una persona della Capitale.
Nelle cronache dell’epoca, non a caso, si parlò del fatto che il giovane potesse essere stato aiutato a rimpatriare tramite gli autobus di linea Roma-Mestre-Praga. Accanto a tutto ciò, però, si sta facendo sempre più largo la pista che porta al mondo del satanico. Il sospetto è che magari una delle due donne si sia imbattuta in un rito notturno e che Tripodi per questo abbia deciso di ucciderle così brutalmente.—
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