L'INTERVISTA/ IL geologo: «mettete in sicurezza gli edifici»

TREVISO. I geologi lo ripetono: i terremoti più devastanti ritornano di media ogni 50 anni, quelli del 12 e 15 maggio sono dei segnali premonitori, nel senso che certificano un processo che si è rimesso in movimento, quindi bisogna prepararsi. Ma come? Gian Pietro Napol, trevigiano di Vittorio Veneto, presidente della Federazione degli Ordini degli ingegneri del Veneto, risponde che c’è una sola cosa da fare, la prevenzione antisismica. La qual cosa significa l’adeguamento degli edifici, pubblici e privati, alle norme in vigore (1982 e 2008). La prevenzione? Sembra il solito ritornello, e invece no.

L‘adeguamento antisismico è indispensabile per oltre il 50% del patrimonio residenziale, nell’area del basso Trevigiano, del Veneziano, del Padovano; anche in percentuale maggiore, fino quasi al 90% nei centri storici. Un caso per tutti: Serravalle a Vittorio Veneto. E proprio in questa città, se il nuovo traforo di santa Augusta sarà il più sicuro d’Italia quanto ai terremoti, l’ospedale di Costa esige urgentemente di essere messo in sicurezza, ancora di più i padiglioni più storici di quello di Conegliano. L’azienda sanitaria, infatti, sta ultimando i progetti. I 3,6 gradi di Vidor sono ancora compatibili (forse non con la paura dei più sensibili), ma sopra quota 5 i problemi si paleserebbero davvero importanti.
La Regione Veneto ha destinato a interventi di questo tipo 45 milioni dei fondi Ue 2014/2020, che non sono tanti, se si pensa che soltanto i nosocomi dell’Ulss 7 comportano una spesa di una dozzina di milioni. «Siccome i morti e feriti da terremoto sono conseguenza del crollo degli edifici, non direttamente dalle scosse, abbiamo proposto alla Regione e alle associazioni di categoria (Unindustria, Ance, Confartigianato) uno screening delle condizioni delle case e dei palazzi esistenti – fa sapere Napol -, propedeutico alla valutazione della vulnerabilità sismica e alla definizione degli interventi da realizzare per la mitigazione del rischio». Il territorio più in pericolo di tutto il Veneto è l’Alpago, più ancora l’altopiano del Cansiglio, mentre il resto della pedemontana trevigiana è classificato nella seconda categoria del rischio. Dopo il 1982 in quest’area si è costruito con scienza e coscienza (antisismica), nel resto del Trevigiano e del Veneto no. Ma se le risorse non riesce a trovarle il pubblico, come può farvi fronte il privato?
«Servirebbero incentivi fiscali da parte dello Stato affinchè i proprietari di questi immobili – suggerisce Napol - possano farsi carico di una prima verifica di vulnerabilità sismica , in modo tale da riscontrare eventuali criticità particolarmente rilevanti ai fini della sicurezza e della salvaguardia della vita». I Comuni, dal canto loro, dovrebbero farsi riconosceredal governo la possibilità di sforare il patto di stabilità per queste opere.
«Ma è come parlare arabo» ammette il presidente degli ingegneri, concludendo la sua analisi.
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