«Le aziende di Marca in mano ai vecchi»

Gli over 70 alla guida di un’impresa doppiano i trentenni. Che insorgono: «Troppa burocrazia, qui non si può lavorare»
Di Serena Gasparoni
PASSERINI RONCADE ''STORMNG PIZZA.IT'' H-FARM A CA' TRON
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TREVISO. Crisi del mercato, difficoltà di accesso al credito, pressione fiscale, burocrazia elefantiaca, scarsa creatività. Qualsiasi sia la causa i dati non lasciano dubbi: l’imprenditoria trevigiana è “over”. Over 50 perlopiù, ma spesso addirittura over 70. Su un totale di 92.812 imprese registrate in provincia di Treviso nel 2011, appena il 9%, cioè 8.344 è guidato da imprenditori under 35. Con segnali di moria inquietante se si considera che dal 2006 ad oggi circa il 30% delle aziende guidate da giovani ha chiuso i battenti.

Dati che rispecchiano perfettamente la situazione regionale in cui gli imprenditori entro i trent’anni sono appena 36.635 (appena il 4.3%) mentre i senior sopra i 50 sono ben 325.039 (cioè il 38,5% del totale delle imprese venete). Ma il dato più significativo è quello legato agli over 70 che doppiano i trentenni alla guida di un’impresa occupando l’8,9% del panorama imprenditoriale veneto per un totale di 75.313 unità.

È il quadro che emerge dal convegno che si terrà nella giornata di sabato a Villa Onigo organizzato dalla cooperativa Il Sestante, per fornire input ai giovani non solo in cerca di lavoro ma che vogliono mettersi alla prova aprendo un’azienda. Ne sa qualcosa delle difficoltà con cui si deve scontrare ogni giorno una start up Vittorio Morandin, appena 27 anni e titolare della Morandin Contenitori Industriali di Santa Lucia di Piave. Un’azienda che produce piattaforme per contenere liquidi creata nel 2007 quando aveva appena 22 anni, una crescita quest’anno del 90% nonostante la crisi, grossi appalti che garantiranno lavoro fino all’anno prossimo inoltrato, 10 nuovi dipendenti assunti solo nelle ultime due settimane e un fatturato che a fine 2012 toccherà i 2, 5 milioni di euro.

«Sono contento di quello che ho fatto ma se tornassi indietro non lo rifarei qui in Italia, o addirittura non mi butterei nemmeno in un’impresa del genere», scherza Morandin. I problemi sono quelli denunciati da molti giovani che decidono di aprire un’attività: l’accesso al credito, pressione fiscale alle stelle, burocrazia troppo pesante ma soprattutto diffidenza rispetto ad un’azienda che naturalmente, a fronte degli ottimi risultati non ha comunque uno storico significativo. «Lo scorso marzo un nostro cliente è fallito, lasciando un buco di qualche decine di migliaia di euro che abbiamo subito riparato, ma ha alzato il nostro rating di rischio. Il risultato? Un milione di castelletti bancari diminuiti del 52% dal giorno alla notte». Morandin denuncia l’assenza di politiche a sostegno delle start up. «In Germania vengono date agevolazioni fiscali a fondo perduto: noi veniamo guardati con diffidenza anche se dall’apertura dell’attività non abbiamo mai chiuso in perdita. Ad un giovane che volesse aprire un’impresa consiglierei di non farlo, o almeno di non farlo qui in Italia», aggiunge. Il nodo sono le banche e la difficoltà di accesso al credito, ma secondo Fiore Piovesana, 72 anni, alla guida del Camel Group di Orsago da 26, una crescita del 20% registrata anche quest’anno, ci sono altri due fattori responsabili. «Famiglia e scuola. La famiglia che ha sempre puntato alla prospettiva della busta paga, ad un lavoro di quantità più che di qualità, rendendo difficile lo sviluppo di un desiderio di affermazione».

Poi c’è lo scoglio dell’accesso al credito: «Se sei figlio di imprenditore vivi sulla sua scia, se ti devi fare da solo devi fare i conti con la burocrazia e le banche».

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