Lavoro in regola, assunzione e alloggio in affitto: nasce il consorzio per aiutare i migranti del Park Dal Negro
Sindacati e imprese creano un consorzio per regolarizzarli e trovare loro una casa facendo da mediatori con i proprietari

Un consorzio per trovare casa e integrare i migranti nella società trevigiana, composto da sindacati, associazioni datoriali, Veneto Lavoro, proprietari di immobili e volontariato. La prima proposta pratica per risolvere il problema immigrazione a Treviso arriva da Cgil Treviso, Cisl Treviso e Belluno e Uil Veneto alla fine del primo tavolo del Consiglio territoriale per l’immigrazione che si è svolto ieri mattina in prefettura. Dopo lo sgombero del parcheggio Dal Negro avvenuto il 16 aprile scorso, il tema dell’accoglienza e dell’immigrazione è stato al centro di un acceso dibattito tra le forze politiche e sociali della città. Ad abbassare i toni era stato il prefetto, Angelo Sidoti, con la volontà di convocare una serie di tavoli per individuare possibili percorsi alternativi di accoglienza. Ieri si è svolto il secondo, dopo che la settimana scorsa erano stati convocati i più alti vertici delle forze dell’ordine provinciali.
La proposta
Nello specifico, la proposta dei sindacati si concretizzerebbe con la costituzione di un ente garante e intermediario per aiutare i lavoratori che dormono nei parcheggi della città a trovare una sistemazione. Una sorta di consorzio fidi che aiuta gli imprenditori a trovare una casa ai propri dipendenti aiutandoli, contemporaneamente, ad inserirsi nella società. Questa organizzazione dovrebbe essere operativa su due piani. Il primo sulla gestione e l’intercettazione della domanda e dell’offerta del lavoro, grazie al contributo di Veneto Lavoro, con l’inserimento del migrante nelle aziende della Marca con contratto regolare.
E un secondo piano, quello afferente alla residenzialità, attraverso una rete che coinvolge i sindacati, i proprietari e le associazioni di volontariato, che di occupi di trovare un’abitazione. «Nel momento in cui un soggetto ha il lavoro deve avere un’abitazione che gli dia una garanzia di poter continuare a lavorare», spiega Sara Pasqualin, segretaria generale di Cgil Treviso, «si tratta di una proposta che riprende un accordo siglato nel lontano 1992 nel nostro territorio, riaggiornato secondo parametri e necessità contemporanei». Il compito delle associazioni di volontariato sarebbe poi quello di aiutare i migranti con l’italiano, ma anche con l’apprendimento degli usi e costumi locali.
Gli immobili
«È apprezzabile l’iniziativa dello sportello per aiutare i migranti proposta dalla prefettura, ma quelle proposte finora sono iniziative frammentate, noi abbiamo proposto di cominciare a mappare tutti gli immobili presenti nella provincia e creare una rete», commenta Gianluca Fraioli, segretario Uil Veneto. Francesco Orrù, segretario generale della Cisl Belluno Treviso, è chiaro sulla natura del progetto: «La nostra proposta, al fine di ridare fiducia all’incrocio tra domanda e offerta tra i privati e chi vuole la casa in affitto, è quella di costituire un consorzio composto da tutte le parti interessate. Un ente che funga da intermediario, che abbia la capacità di gestire i beni edili, dalla ristrutturazione alla documentazione, arrivando fino a fare la cultura dell’abitazione per i lavoratori stranieri». «Non è più emergenza, ma necessità strutturale, bisognerebbe fare una valutazione della tipologia dei soggetti che dormono per strada, censirli e progettare soluzioni ad hoc», conclude Pasqualin.
Le parti datoriali
I sindacati sono d’accordo: se il lavoratore ha un contratto ma non ha una casa, il sistema produttivo si inceppa. Partecipare il presente, associazione che riunisce imprese e altri enti, lo aveva già sottolineato, e ora è disponibile a lavorare in rete. «Oggi però mancavano altre parti datoriali, la volontà è quella di portare tutti al tavolo», sottolinea Pasqualin, «perché l’abitazione è ciò che permette al lavoratore di andare effettivamente a lavorare». Il rischio, però, è che la questione venga archiviata come un problema solo di provenienza. Gianluca Fraioli, conclude: «Il problema dell’abitare oggi a Treviso riguarda non solo gli immigrati, ma tutta la popolazione».
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