L’autocensura degli Alpini per cantare in chiesa

VITTORIO VENETO. Via il riferimento alle armi nella preghiera dell’alpino. Proprio per poterla recitare e cantare in chiesa. Il I marzo, all’auditorium di Tarzo, il Coro Ana di Vittorio Veneto presenterà un cd ed un libro con i testi del suo repertorio. La classica “preghiera dell’alpino” è stata musicata su parole che in un passaggio sono diverse da quelle del testo classico. «Non c’è più l’invocazione al Signore perché renda forti le nostre armi contro chiunque minaccia la patria, la bandiera, la millenaria civiltà cristiana», spiega Fulvio Fioretti, che insieme ad altri appartenenti al coro ha curato il volume. «Lo preghiamo, nostro Signore, perché ci renda forti a difesa della patria, della bandiera, della nostra civiltà». Un’autocensura, insomma, per venire incontro alle sensibilità della Chiesa. Sensibilità che l’Ana non contesta, anzi riconosce e fa proprie, ma – puntualizza il presidente Angelo Biz – riconoscendo, di volta in volta, anche le sensibilità dei fedeli. Ovvero: «Se i famigliari di un alpino defunto implorano la recita, davanti alla bara, della preghiera che fa parte della nostra tradizione, perché dobbiamo offenderli negando loro quella che interpretano come un’espressione di fede?».
Si tratta delle concessioni che l’Ana chiederà al vescovo Corrado Pizziolo. Non solo Vittorio Veneto, ma anche Conegliano ha di questi problemi, come ammette Giuseppe Benedetti, presidente delle penne nere del Coneglianese. L’Ufficio liturgico della diocesi, infatti, ha dato disposizione precise sulle preghiere e sui canti in chiesa. E tanti parroci applicano il regolamento in modo rigoroso. Don Giampiero Moret, responsabile della comunicazione in diocesi, consiglia di ricorrere alla saggezza, recitando la “preghiera dell’alpino” fuori della liturgia funebre, e cantando “Signore delle cime” non all’interno della messa ma alla sua conclusione. Si sintonizzano, su questa frequenza, gli alpini stessi. «Quando il coro Ana canta in chiesa, magari in occasione di un vero e proprio concerto», dice Fioretti, «è evidente che scegliamo brani che per nulla contrastano con la sensibilità religiosa». Il I marzo, all’auditorium della Banca Prealpi, i pezzi storici del più storico tra i cori Ana d’Italia saranno rappresentati multimedialmente, anche con scene teatrali.
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