L’addio di Ceotto: «È colpa della crisi»

SUSEGANA. La prima pagina, scritta con inchiostro azzurro e calligrafia controllata, è una dichiarazione d’amore per i suoi figli. La seconda, con inchiostro scuro e incedere tumultuoso, è una dichiarazione d’amore per la moglie. Tra le righe, ovunque, la disperazione dell’imprenditore per il presente nero e il futuro incerto delle aziende di famiglia in grave crisi di liquidità. Così, con una lettera struggente, si è congedato dalla vita il cavatore sessantaduenne di Susegana Vittorio Ceotto. L’imprenditore che è a capo del noto gruppo formato dalle società Old Beton e Immobiliare Ceotto, si è tolto la vita impiccandosi lunedì nel sottoscala della sua villa di via Baracca. Lo ha fatto mentre la moglie Samantha era uscita per prendere il loro figlio. Quando la donna è rientrata ha trovato, vicino all’ingresso, il «testamento» del suo compagno: un addio pieno d’amore e di dolore. Amore per lei, per il loro figlio, per quelli avuti dal precedente matrimonio. Dolore per l’altra «creatura», il Gruppo Ceotto, evoluzione della Ceotto srl fondata dal padre Federico nel 1954 e specializzata in escavazione, trasporto e vendita della ghiaia. Nella lettera il cavatore si sofferma sui problemi di liquidità delle società, sul fatto che le casse sono vuote: i clienti non pagano, lui non riesce a pagare i fornitori. È la crisi, quella che ha colpito migliaia di aziende piccole e grandi. Quella che ha spinto decine di imprenditori a scegliere di morire insieme al loro progetto. Mi è crollato addosso il mondo economico - spiega Vittorio Ceotto nella sua lettera - e insieme ad esso mi è crollato addosso il mondo intero. Il cavatore aveva affrontato nella sua vita prove difficili: dalla malattia infantile che lo aveva reso parzialmente invalido alla fine del primo matrimonio, agli incidenti giudiziari che si erano tradotti in decreti penali.
Poi, nel luglio 2007, era arrivato il secondo matrimonio e un nuovo figlio: gioie profonde, un nuovo inizio. Insieme ad esse, però, è arrivata anche la precarietà nella sua situazione aziendale. Nelle due pagine Ceotto mette a nudo la sua sofferenza e la sua stanchezza di combattente: non ce la faccio più, scrive. E invita la moglie a farsi carico dell’azienda, a gestirla come - sostiene - lui non ha più saputo fare. Parole che hanno spinto la moglie Samantha a decidere, immediatamente, una donazione a favore del Progetto Penelope, l’iniziativa della Caritas Tarvisina che ha creato un centro di ascolto per imprenditori a rischio suicidio. «Contatteremo don Dante e valuteremo le forme di intervento più utili all’iniziativa. Forme che verranno comunicate nella prossime ore», ha precisato l’avvocato di famiglia Helga Lopresti. Intanto, sulla morte dell’imprenditore sono in corso gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine. Sul posto, lunedì, è intervenuta la polizia del commissariato di Conegliano che ha ac quisito agli atti sia la lettera che la cordicella usata da Ceotto. Tante le attestazioni di cordoglio: «Restiamo colpiti e ammutoliti dall’estrema scelta di Vittorio Ceotto e ci uniamo come Unindustria Treviso al dolore della famiglia – dichiara il presidente Alessandro Vardanega - . Il nostro ricordo va immediatamente all’impegno imprenditoriale nella Old Beton e al ruolo nella nostra Associazione, che ha sempre svolto con generoso spirito di servizio e apportando un contributo di idee che non verrà dimenticato». «Vittorio Ceotto è stato un innovatore per il nostro settore »,dice Rudi Mosole, presidente del Gruppo Estrattivo di Unindustria, mentre l’Atec lo ricorda «come un imprenditore leale, onesto e battagliero».
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