La rissa tra ragazzini di Treviso e bagnini a Jesolo: ritorsioni e vandalismi

Insabbiata una moto d’acqua da 10 mila euro e rotti dei cartelli. Le vittime dell’aggressione: «Ci considerano nemici»

TREVISO. Bagnini ancora nel mirino a Jesolo, dopo che un gruppo di una quindicina di trevigiani minorenni sono venuti alle mani con tre bagnini. Sono stati infatti denunciati atti vandalici notturni dopo l’aggressione di domenica scorsa. Alla torretta 22, nei pressi di piazza Milano, sono stati danneggiati dei cartelli nel consorzio e insabbiata e messa fuori uso una moto d’acqua del valore di oltre 10 mila euro. 

Le polemiche. Un atto gravissimo che sta facendo discutere al lido di Jesolo, ancora alle prese con le polemiche per la violenza esplosa domenica in spiaggia contro due assistenti ai bagnanti che avevano allontanato una banda di 8 giovani trevigiani che avevano preso possesso di lettini e sdraio. Le indagini di polizia di Stato e polizia locale sono in corso e risultano indagati ad oggi 14 ragazzi quasi tutti minorenni, residenti a Treviso e nella Marca, alcuni di origini straniere. I reati sono rissa, lesioni, interruzioni di pubblico servizio. Le indagini per rissa sono anche a carico dei bagnini coinvolti.

Le indagini. Ma il gruppo di giovani che si è riversato sulla spiaggia per la missione punitiva nel primo pomeriggio alla torretta numero 16 del consorzio Trieste era molto più allargato. I bagnini e alcuni testimoni hanno parlato di venti, addirittura trenta giovani tornati dopo il primo scontro con gli 8 della mattina, per dare supporto al primo nucleo di ribelli e andare a picchiare i bagnini. Due assistenti al salvataggio sono finiti all’ospedale e sono stati presi a sputi e minacciati: «Non è finita qui».

Atti vandalici. E la notte successiva sono stati segnalati questi sospetti atti vandalici che potrebbero essere direttamente collegati ai fatti di domenica. Non si esclude al momento che qualche altro componente della banda possa essersi scagliato contro un altro consorzio e torretta di salvataggio, la 22, manomettendo e piegando i cartelli e aprendo i teloni sotto i quali si trovava la moto d’acqua per coprirla di sabbia. Una vendetta, una ritorsione che inquieta. Oppure un gesto di emulazione. Non si può escludere che altre bande di balordi si aggirino a Jesolo abbiano preso di mira gli assistenti ai bagnanti quali “nuovi nemici” da abbattere, simbolo della sicurezza in spiaggia che si vorrebbe libera e aperta a tutti, anche a chi magari ha bevuto o dà evidenti segni di alterazione. Dopo i fatti di domenica potrebbero aver tratto una pessima ispirazione.

Le tensioni. La categoria degli assistenti ai bagnanti, ovvero i guardia spiagge, ma anche i bagnini di terra a questo punto, inizia ad avere paura, anche perché mai hanno vissuto queste situazioni di estrema tensione al punto di arrivare a vere aggressioni in massa contro di loro. I commercianti e altri operatori di Jesolo chiedono che sia allargata la vigilanza privata sull’arenile, non solo di notte, ma anche di giorno. «Dovrebbero essere impiegati più uomini per la sicurezza notturno e assicurarne anche di giorno, in corrispondenza degli accessi al mare come avviene in altre località turistiche a noi vicine», spiegano. 
 

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