La maxi-truffa dei telefonini Denunciato un ex venditore

PONZANO. Una cosa ricevevano puntualmente ormai da diversi bimestri: la bolletta telefonica. Oltre 5 mila euro, da ottobre dello scorso anno. Ma loro, il cellulare acquistato a rate e con abbonamento...

PONZANO. Una cosa ricevevano puntualmente ormai da diversi bimestri: la bolletta telefonica. Oltre 5 mila euro, da ottobre dello scorso anno. Ma loro, il cellulare acquistato a rate e con abbonamento a fattura non ce l’avevano. Destino comune, quello di due uomini di Sequals, uno di 31 e uno di 34 anni, ovvero quello di essere stati truffati grazie a una sorta di “prelievo abusivo” della loro identità. La verità è venuta fuori in questi giorni, grazie ai carabinieri della stazione di Spilimbergo, che hanno denunciato a piede libero un veneto, già titolare di un negozio di telefonia a Treviso, e tre giovani di Casarsa, Tarcento e Pinzano, beneficiari di smartphone e telefonate gratuite a spese dei due sequalsesi. L’indagine dell’Arma era cominciata a ottobre dello scorso anno, quando i due avevano sporto querela perché ricevevano ormai a cadenza regolare, ogni bimestre, la bolletta telefonica, oltre 5 mila euro di “debito” accumulato, pur non avevano stipulato alcun contratto con le compagnie telefoniche. I militari dell’Arma hanno ricostruito il traffico telefonico – le linee erano effettivamente attive e operative – e la documentazione fornita dalle vittime del raggiro. Per le ipotesi di reato di sostituzione di persona e concorso in truffa aggravata, sono stati denunciati: C.G., 64 anni, di Ponzano Veneto, commerciante e già titolare di un negozio di telefonia mobile nel centro di Treviso; A.G., 28 anni, di Casarsa; M.A., 32 anni, di Tarcento; N.F., 24 anni, di Pinzano al Tagliamento. Questi tre risultano disoccupati, gli ultimi due anche irreperibili. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i tre friulani avrebbero fornito la documentazione – comprese le carte di identità dei due sequalsesi, l’indagine prosegue per appurare come abbiano fatto a carpire i dati anagrafici – al commerciante trevigiano – che secondo gli inquirenti non poteva non sapere in quanto obbligato a fotocopiare, verificare e conservare i dati anagrafici degli stipulanti il contratto telefonico – il quale avrebbe venduto ai tre lo smartphone, con pagamento a rate attraverso la bolletta telefonica. Che, però, arrivava a casa dei due sequalsesi. Se i quattro pensavano di farla franca, evidentemente avevano sbagliato i conti. Hanno ricevuto la chiamata dei carabinieri: il giochino era finito. (e.l.)

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