La Marca ferma al 37,5%, record a Casier

Nel capoluogo vota il 40,2%. Interesse più elevato nella cintura. A Monfumo e Cison l’affluenza più bassa. I “sì” all’85%
AGOSTINI AG.FOTOFILM TREVISO TREVIGIANI AL VOTO REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI AL SEGGIO DUCA DEGLI ABRUZZI
AGOSTINI AG.FOTOFILM TREVISO TREVIGIANI AL VOTO REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI AL SEGGIO DUCA DEGLI ABRUZZI

TREVISO. Niente quorum, nemmeno nella Marca. Alle 23, alla chiusura degli 820 seggi aperta nella nostra provincia, l’affluenza si ferma al 37,55 % (ultimo dato ad arrivare quello di Montebelluna). Ben distante dalla soglia costituzionale del 50% più uno degli aventi diritto.

E così è assolutamente superflua la vittoria del “sì” sulle schede della Marca (85,54%, con 119.628 schede) sui “no” (14,48 %, con 20.215 schede), quando nella notte erano stati scrutinati 450 seggi, più della metà. Magra consolazione, per il vasto schieramento del “sì”.

L’affluenza più alta, ancora una volta, a Treviso e all’hinterland, con poche eccezioni. L’Oscar - platonico anche questo – va a Casier (43,97%), a seguire Paese (43,6 %) e Ponzano (43,13 %), quindi Casale, Istrana, Silea, Spresiano. Tresido è appena sopra il40%, come Salgareda e Portobuffolè e Castello di Godego.

A Monfumo, invece, il picco di astensionismo (ha votato il 25%). Anche Cison di Valmarino resta sotto il 30%, soglia appena valicata da Chiarano.

Le trivelle non hanno certo appassionato gli elettori di Pedemontana, Quartier del Piave (fa eccezione Sernaglia) e Castellana.

Che non tirasse aria di quorum lo si era capito nel primo pomeriggio, perché ai seggi il flusso è stato minimo, per non dire con il contagocce. E infatti il dato delle 19 – con meno di 20 comuni su 95 sopra il 30% – andava già preparando il responso negativo definitivo. La serata, a differenza di altre consultazioni, non ha spostato di moltissimo la progressione.

Non ha «tirato» nemmeno la forte anima ambientalista della Marca, che in passato pure era emersa con forza nelle consultazioni più legate ai temi ecologisti. E questa volta, per il sì al referendum, c’era anche al lega e il governatore Zaia, che si impegnati in prima persona. E anche il movimento 5 stelle, Cgil, una parte consistente del Pd, ovvero l’ala più ambientalista.

Ma è emerso chiaramente come la capacità di mobilitazione su queste campagne – del Carroccio, della Cgil e degli stessi grillini – non sia pari a quella delle consultazioni politiche o amministrative.

A fare festa in primis l’ala più «renziana» del Pd, che fa riferimento al gruppo di «Adesso Marca», fautrice dell’astensione. Soddisfatto comunque anche il fronte del no, che allineava Unindustria e Cisl, ma anche la componente del Pd più vicina all’ex segretario Bersani e agli ex Ds, e i centristi dell’Ncd.

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