«La Liga e San Marco non si rottamano. Senza di noi Salvini farebbe il bibitaro»

TREVISO. «Il nuovo statuto non può cancellare la Lega Nord, tantomeno la Liga Veneta. Non può e non deve cancellare il leone di San Marco, i nostri simboli. Salvini ricordi che la Lega è partita qui a Treviso: se il sottoscritto con Gobbo non vinceva le elezioni nel 1994, la Lega non sarebbe neppure nata. E, forse, Salvini con i suoi adepti sarebbe finito a vendere bibite come Gigino Di Maio». Come sempre non le manda a dire Giancarlo Gentilini, lo “sceriffo” trevigiano della Liga Veneta. E di rimando l’ex segretario nazionale Gian Paolo Gobbo avverte: «Nessuno rottama la Liga».
Il giro di boa
Eppure ieri al congresso federale straordinario di Milano il segretario Matteo Salvini, sdoganando il nuovo statuto del partito, Lega Salvini Premier, ha trasformato a tutti gli effetti il vecchio Carroccio con trazione a nord in un partito nazionale, sottolineando: «Serve un movimento snello e orgoglioso delle sue radici, ma che guarda avanti. Chi guarda al passato è morto». E da ieri infatti è stato avviato il cantiere per la nuova Lega nazionale, che va in tutt’altra direzione rispetto alla statuto precedente, bossiano, che covava il sogno dell’indipendenza del nord poi ammorbidita in termini di autonomie regionali, anch’esse oggi passate in secondo piano rispetto alla strategia nazionale.
Il Veneto si ribella
E la cosa che fa più impressione è, di fatto, la cancellazione del profilo “lighista veneto” del partito. E fa molto male, in una terra, la Marca, che alle ultime elezioni si è confermata essere la provincia più leghista d’Italia. «Il nuovo statuto della Lega è una evoluzione portata avanti dalle nuove generazioni. Ma noi veterani restiamo ancorati alla Liga Veneta Lega Nord», insiste Gentilini, «I nostri simboli, il leone di San Marco e Alberto da Giussano, non devono sparire a causa del nuovo statuto. Se oggi “nasce” a tutti gli effetti la Lega Salvini Premier il merito è esclusivamente di Bossi, Gentilini e Gobbo. Anche se non ho mai avuto una stretta di mano e un grazie da Salvini, anche se sono stato perfino condannato, per difendere la Lega».
Il secondo binario
Eppure per l’europarlamentare leghista trevigiano Toni Da Re, ex segretario nazionale veneto della Liga, non tutto è perduto, anche se c’è chi teme che la sigla Lega Nord Liga Veneta ben che vada possa esibirsi in una sorta di canto del cigno alle regionali 2020 del Veneto a sostegno di Luca Zaia. «Nelle prossime settimane si valuterà l’opportunità di mantenere i simboli e il nome Liga Veneta in occasione delle sfide elettorali in Veneto, e non solo per le prossime regionali», dice Da Re, «Da oggi la Lega Salvini Premier gestisce tutto, di fatto, ma non vuol dire cancellare la nostra identità. La decisione sui simboli spetta comunque al federale, ma penso che comunque per le regionali ciclicamente resterà la Lega Nord Liga Veneta: secondo me ci sono tutti i presupposti per mantenere dal punto di vista elettorale i nostri simboli storici, aspetto comunque la decisione del federale su questo punto preciso. Secondo me in tutti gli appuntamenti elettorali regionali i simboli consolidati del territorio resteranno. San Marco deve restare, anche perché altrimenti ce lo fregano i venetisti. Ricordo comunque che la sigla Lega Salvini Premier è consolidata da due elezioni, e credo verrà sfruttata soprattutto alle elezioni nel centrosud. Dove invece c’è una forte identità leghista, ossia al nord, di certo non si cambierà. La bandiera del Friuli ancora con l’aquila asburgica è sempre un simbolo che tira, idem San Marco. Sono opportunità politiche da non sprecare».
Il fondatore
Gian Paolo Gobbo, uno dei fondatori della Liga, grande ex segretario nazionale veneto: «È tutta un’evoluzione, ricordo che siamo il primo partito in Italia e quindi le cose cambiano notevolmente, anche se la storia non si cancella. Certamente l’identità rimane. Da quello che mi risulta le strutture provinciali non salteranno. Lasciamo stare il discorso dei milioni: via Gradoli non se la ricorda più nessuno? Lega Salvini Premier è comunque la ragione sociale del partito, sulla quale si farà un lavoro a livello nazionale, ma non per questo cambia la logica locale. Non c’è interesse, secondo me, a toccare l’identità locale. Le sezioni sono la spina dorsale, le sezioni sono il territorio. Anche io quindi credo che alle amministrative ci sarà ancora la possibilità di esibire l’antica identità. Non è interesse nemmeno di Salvini, cancellare il portato della Liga. Ma certo di fronte al fatto di essere il primo partito d’Italia necessitava una riflessione da parte nostra». —
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