La lettera del prof di Treviso: «Io, picchiato dal genitore e finito sotto indagine»

TREVISO. «Sono rimasto esterrefatto. Invece di prendere provvedimenti contro gli autori dell’aggressione, la scuola avvia un provvedimento contro il proprio docente vittima dell’aggressione. E dato che come insegnante credo nel valore educativo della scuola questa vicenda mi ha fatto ancora più male».
La mette giù così, il professor Giuseppe Falsone, insegnante colpito da due ceffoni il giorno prima dell’inizio delle vacanze di Natale dal genitore di un alunno della scuola media Casteller di Paese. Il docente queste parole le ha anche scritte nero su bianco in una lunga lettera inviata a un unico destinatario: il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli.
Un atto “liberatorio” la decisione di scrivere al ministro. Dopo essersi sentito provato dall’epilogo della vicenda. E dopo che la scuola ha fatto scattare una contestazione di verifica nei suoi confronti per fare luce sui fatti: «Dovevo rielaborare la frustrazione in modo positivo», spiega. «Nella scuola i docenti non possono essere considerati l’ultima ruota del carro. L’ho fatto anche per dare speranza a tanti colleghi di tutta Italia che hanno vissuto come me vessazioni o aggressioni da parte di genitori. E hanno paura di ribellarsi». Da qui la scelta di prendere carta e penna e di appellarsi direttamente al ministro.
Ma prima che la ministra Valeria Fedeli abbia risposto all’appello del docente, a rispondere è la sua stessa scuola. Con la preside dell’istituto Casteller, Paola Rizzo, che rivive i fatti di quel giorno: «Quell’aggressione fisica nei confronti del professore ha colpito insieme l’intera istituzione scolastica: tutto il corpo docente e il personale. Si è trattato di una ferita fatta ai principi educativi che noi cerchiamo di trasmettere».
E’ ancora la dirigente scolastica a spiegare pure le ragioni della contestazione avviata nei confronti del professore: «Un atto dovuto. Una prassi», mette in chiaro. «La scuola ha messo in atto tutte le procedure possibili a tutela del docente come proprio dipendente. Ma dall’altra parte il compito di un dirigente scolastico è anche quello di tutelare i minori, se viene a conoscenza di un fatto. Ha sempre l’obbligo di verifica. E così ho agito. Come dirigente ho dovuto procedere».
E mentre la scuola media sta cercando di fare chiarezza sull’accaduto continua pure l’indagine avviata dai carabinieri nei confronti dei genitori dell’alunno autori dell’aggressione. A richiedere il loro intervento lo scorso 23 dicembre era stata la stessa preside. I fatti sono ora al vaglio della magistratura: «Le indagini in corso non sono ancora concluse. Ed è compito di chi sta indagando verificare i fatti. Mi sento di dire che non è mancata la solidarietà e il sostegno da parte di tutta la scuola al docente coinvolto».
Una riflessione sul caso del professore della media Casteller preso a sberle da un genitore di un alunno giunge pure dai sindacati trevigiani della scuola. Che, senza entrare nel merito del singolo episodio, parlano di una vera emergenza sociale che sta colpendo la scuola italiana. «È entrata in crisi l’alleanza tra scuola e famiglia e ora siamo passati dalle parole ai fatti», spiega Teresa Merotto di Cisl scuola. «La cronaca ci riporta notizie di aggressioni subite da docenti. Bisogna ricostruire l’alleanza nel rispetto dei ruoli reciproci. I genitori devono tornare a fidarsi della scuola e delle decisioni che essa prende».
Per Marco Moretti, responsabile di Cgil scuola Treviso, la contestazione della scuola di Paese, avviata nei confronti del docente, è un atto dovuto «a prescindere dalla reazione violenta dei genitori del ragazzo sulla quale non si discute nemmeno». Ma non resta inascoltato l’appello rivolto dal docente al ministro: «C’è un problema di profonda crisi sociale che sta colpendo la scuola tutta», spiega Moretti. «Gli alunni sono diventati intoccabili. E l’escalation di casi di aggressioni subite da insegnanti dà da pensare. Dobbiamo ridare dignità al ruolo del docente».
Rincara la dose Salvatore Auci, dello Snals di Treviso: «La scuola sta attraversando brutto periodo. Con l’amministrazione scolastica che sempre meno prende le difese dei suoi insegnanti. Gli alunni venivano un tempo sanzionati se commettevano qualcosa di grave. Oggi la norma che regola le sanzioni disciplinari introduce il patto di corresponsabilità della scuola. Gli effetti sono quelli che vediamo. Nell’ipotesi di nuovo contratto della scuola sottoscritto dai confederali si parla di sanzioni disciplinari in ben 14 pagine. La scuola pullula forse di delinquenti? Speriamo non introducano l’ergastolo per un rimprovero a un alunno».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








