La grande fuga degli animali dalla golena del Piave sommersa dall'alluvione

Lepri sulle dune circondate dall’acqua, ricci in difficoltà fra argini e strade da attraversare Incertezza sul destino di scoiattoli e rospi, ma le volpi sono sciamate in campagna. E si notano 

TREVISO. La terribile alluvione di fine ottobre, che ha coinvolto tutta la golena del Piave ha messo in ginocchio non solo i residenti e le loro attività economiche, ma anche gli animali che popolavano quest'ampia area di notevole bellezza naturalistica e di grande importanza ambientale. Lepri, volpi, tassi, faine, scoiattoli, ricci, rospi e nutrie hanno avuto un destino diverso, rapportato alla loro capacità di fuga. Chi se la è cavata meglio sono stati, come ovvio, i volatili e le nutrie.

Certamente sono riuscite a mettersi in salvo volando altrove le beccacce che, proprio in questo periodo, si trovano abbastanza numerose nei boschi che costeggiano il fiume. I fagiani, quando è arrivata la piena, dormivano sugli alberi e, quindi, almeno in parte, potrebbero essersi salvati. Stessa sorte per galli e galline. Quelle, ad esempio, di Gloria Buonavita, in via Zattere di Ponte di Piave, sono state due giorni e tre notti avvinghiate ai rami di un alloro gigante, mentre sotto di loro scorrevano un paio di metri di acqua limacciosa.



«Quando sono rientrata nella mia proprietà», spiega Gloria, «ho trovato un disastro: il Piave aveva raggiunto il primo piano dell'abitazione causando danni ingenti e fuori tutto era ricoperto da almeno 20 centimetri di fango. Ero distrutta, ma mi ha fatto piacere sentire che esisteva ancora la vita: dall'alloro, di tanto in tanto, si alzava il canto dei galli». E Loretta Prevedello, in quella stessa zona, ha trovato perso tra il fango, un gambero rosso americano, travolto dalla piena mentre nuotava nelle acque del fiumiciattolo Negrisia, affluente del Piave. Gli altri animali domestici, in particolare, cani, gatti e qualche cavallo sono stati messi in salvo da tutti i residenti delle golene quando è arrivato l'ordine di evacuazione.

Molto peggio è andato per parecchie lepri, soprattutto nella zona delle grave a monte del ristorante Sette Nani di Negrisia, nei territori di Ormelle, Cimadolmo e Maserada. Qui, tra ghiaia e boscaglia, ci sono varie dune, e i veloci selvatici pensavano forse di aver trovato un rifugio sicuro su qualche altura: vana speranza in quanto sono stati successivamente travolti dal fiume in crescita.

Sicuramente sono annegati tantissimi ricci. La notte di lunedì 29 ottobre e la mattina di martedì 30 gli argini interni del Piave si presentavano quasi interamente sommersi dall'acqua, mentre decine e decine di ricci cercavano disperatamente di raggiungere la sommità per passare dalla parte opposta. «Ce ne erano tanti verso le dieci di sera», ricorda l'enologo Renzo Lorenzon, «nell'argine tra Ponte di Piave e Negrisia». Stessa situazione l'indomani mattina nel tratto tra Ponte di Piave e Salgareda. «Facevano pena», sottolinea Renato Pavan, « quelli che raggiungevano la cima salivano sull'asfalto in quelle ore attraversato da un traffico molto intenso. Fortunatamente in quelle ore erano presenti molte persone che guardavano la piena e in tanti li hanno presi in mano, portandoli dall'altra parte dell'argine e così li hanno salvati». Ma per tanti altri il destino è stato peggiore.



Le volpi non si sono fatte trovare impreparate. Alcune decine di esemplari sono riuscite a raggiungere velocemente gli argini, a superarli e a disperdersi nelle campagne. Il risultato è che adesso ci sono tanti territori vicini al corso del Piave con un’alta concentrazione di volpi. A conferma di questo si susseguono avvistamenti da parte di tanti residenti. Andrea Lorenzon ha visto nitidamente un bell’esemplare, verso l’imbrunire, vicinissimo alla sua abitazione a Negrisia; a sua volta l’esperto cacciatore Bepi Buso di Ponte di Piave se ne è vista sbucare un’altra da un campo di mais per poi sparire in un grande vigneto. A Bruno Scudeller, che abita vicino al centro storico di Salgareda, sono mancate varie galline, una delle quali urlava disperatamente tra le fauci di una volpe in fuga. Silvano Cappellazzo stava potando le viti lungo via Pizzocchera, in prossimità di Campodipietra, quando ha notato, tra i filari, la tipica strisciata di una volpe. Anche le faine se la sono cavata bene e sono uscite indenni dalla golena.

Più dubbio, invece, il destino dei tassi, animali più lenti e più amanti delle tane: molti potrebbero essersi trovati circondati dalle acque e potrebbero essere annegati sebbene vengano considerati dei buoni nuotatori. Stessa sorte per qualche simpatico scoiattolo: l’acqua, in alcune zone, è stata così alta che ha sommerso gli alberi per tutta la loro altezza. E i rospi? Probabilmente anche loro non hanno avuto scampo. 


 

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