La Danimarca ingaggia ricercatore di Nervesa

La Fondazione Lundbeck stanzia 200 mila euro per gli studi sull’Alzheimer «Investire subito o il numero di malati raddoppierà. Farlo in Italia? Impossibile»
Di Gino Zangrando

NERVESA. Il giovane ricercatore nervesano Christian Bortolini sta iniziando un progetto di cura delle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson e l’Huntington. Bortolini, trent’anni, ha ricevuto nei giorni scorsi la notizia del finanziamento del suo lavoro da parte della fondazione Lundbeck, emanazione dell’ omonima casa farmaceutica danese. «Allo stato attuale, non esiste nessuna cura per queste malattie, ma solo medicinali per alleviarne i sintomi. In questo momento, più di 7 milioni di persone in Europa soffrono di queste malattie e, visto che l’età media sta aumentando, nei prossimi 20 anni il numero di malati è destinato a raddoppiare», spiega il giovane scienziato. La situazione è drammatica sia per chi è colpito da queste malattie sia per le famiglie che devono assistere persone affette, ma vi sono inoltre anche ripercussioni economiche sui sistemi sanitari. «Oggi in Europa le spese superano i 130 milioni di euro all’anno, numero che cresce anno dopo anno. L’unica possibilità di cambiare questa situazione è investire nella ricerca biomedica e in quella scientifica in generale», continua Bortolini. Il progetto ha avuto un finanziamento di circa 200 mila euro per due anni (due rate da centomila euro all’anno) dalla Lundbeck Foundation, un ente che spende circa 50 milioni all’anno in ricerca. «Questi soldi coprono il mio stipendio, i macchinari di cui ho bisogno, i composti chimici e biologici da comprare e/o sintetizzare, le strutture fisiche delle università e i viaggi che avrò bisogno di fare», spiega il giovane scienziato che lavorerà un anno e mezzo all’Università di Aarhus in Danimarca, dove ha iniziato la sua carriera scientifica , e circa sei mesi in quella di Cambridge nel Regno Unito. Bortolini è nativo della frazione nervesana di Santa Croce e si è laureato a Padova in scienza dei materiali e ha partecipato al programma Erasmus all’università “Paris-Sud” a Parigi. Dopo la laurea specialistica ha poi svolto il dottorato di ricerca ad Aarhus diplomandosi a dicembre 2014 . Essendo il suo un dottorato congiunto tra Danimarca e Cina, ha passato 2 anni e mezzo in Danimarca e 6 mesi al Centro Nazionale per la Nanoscienza e Tecnologia di Pechino. Finito il dottorato ha continuato la sua ricerca come postdoctoral researcher (assegnista di ricerca) a Aarhus e da poco ha ottenuto la guida di questo nuovo progetto sulla cura delle malattie neurovegetative che difficilmente avrebbe potuto svolgere da noi. «Uno dei principali problemi con la ricerca in Italia è il fatto che il rapporto tra industria e università è quasi inesistente», conclude Bortolini.

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