«La crisi del mobilieri? É colpa dell’evasione»

PIEVE DI SOLIGO. La crisi dei mobilieri nel Quartier del Piave? «Colpa anche di tutta l’evasione fiscale fatta negli scorsi decenni». Parola di Giacomo Vendrame, segretario generale Cgil Treviso, che sabato mattina ha inaugurato la nuova sede di Pieve di Soligo. E chissà come reagiranno gli imprenditori alle parole del sindacato. Non solo una congiuntura economica sfavorevole, quindi, ma anche modi di lavorare sbagliati da parte dei singoli industriali, sarebbero alla base della crisi che sta squassando il distretto del mobile, con fallimenti continui e casse integrazioni in esaurimento. «Il “nero” degli anni scorsi ha aiutato la crisi attuale» ha spiegato. Come? «Le aziende del legno, e non solo, pensavano di essere competitive ma in realtà lo erano solo grazie alle svalutazioni della lira. Quando questo è venuto meno con l’introduzione dell’euro, si sono trovate a dover competere sull’effettivo merito, rendendosi conto di non essere competitive. Anziché innovare processi e prodotti, molti si sono arroccati sulla posizione più facile: realizzare una parte consistente del fatturato in nero, ma questo non ha risolto il problema. Senza trascurare le conseguenze legali quando si viene scoperti, e l’impoverimento previdenziale da parte dei lavoratori. Intanto i proprietari si sono fatti le case al mare. Il gioco vale la candela?». Chiari i riferimenti ai casi Jesse e Zaccariotto, dove anche gli operai stanno pagando in prima persona. Il “nero”, quindi, avrebbe dato solo l’illusione di star bene, falsificando la percezione dello stato di salute dell’azienda. Una volta scoppiata la bolla, sono emersi i problemi strutturali. Secondo Vendrame, la prima mossa per sconfiggere la crisi è ripristinare il principio di legalità. E poi, cambiare modo di lavorare: «Il settore del mobile, e del legno in generale, deve innovare il prodotto, ora serve un legno sostenibile, più spendibile sul mercato estero. Ed è fondamentale creare sinergie: la competizione tra singole aziende potrebbe solo peggiorare le cose». Il tempo stringe. I mobilieri sono al collasso, gli operai lasciati a casa pesano anche sulle casse dei Comuni: «A Pieve dedichiamo il 22 per cento del bilancio agli aiuti sociali», ha spiegato il sindaco Fabio Sforza, «per fortuna il Pati non prevede nuove zone industriali, ci sono già troppi capannoni vuoti». La buona notizia è che, almeno, tra sindaci e forze sociali pare esserci unione d’intenti: «Il momento è drammatico, e in peggioramento», conferma Vendrame. E intanto cresce l’attesa per sabato, quando Cisl ha organizzato proprio a Pieve di Soligo una manifestazione regionale, alla quale parteciperanno anche i sindaci, per difendere il diritto al lavoro affermato nella Costituzione.
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