La Corte Costituzionale riapre il processo a Gobbo

Dopo 18 anni potrebbe riaprirsi il processo alle cosidette “camicie verdi” che vedeva sul banco degli imputati anche Gian Paolo Gobbo, ex sindaco di Treviso e segretario regionale della Lega. La Corte Costituzionale, con una sentenza del 15 gennaio scorso, ha riaperto di fatto il processo nato da un’inchiesta del magistrato Guido Papalia. Un processo che vede, oltre a Gobbo, imputate altre 35 persone chiamati a rispondere del reato di banda armata, tra i quali anche l’ex sindaco di Milano, Marco Formentini. I giudici della Consulta hanno dichiarato l’incostituzionalità dei due decreti legislativi del 2010 che di fatto avevano cancellato il reato di associazione a carattere militare con finalità politiche. Il tribunale di Verona aveva quindi sollevato una questione di legittimità chiedendo alla Consulta di esprimersi. Se non ci dovessero essere altri intoppi l’appuntamento con il processo potrebbe essere fissato già per questa primavera.
La sentenza della Corte Costituzionale ha riaperto anche un secondo caso, tutto trevigiano. Quello della cosiddetta Polisia veneta. Ma ci vorrà insomma ancora tempo per capire quale sarà la sorte degli imputati: Daniele Quaglia, colui che nell’organizzazione avrebbe ricoperto l’incarico di governatore del popolo veneto, Sergio Bortotto, con l’incarico di ministro degli Interni e di capo della polizia, Paolo Gallina, già comandante dei vigili urbani di Cornuda nella vita reale e generale della polizia veneta in quella dell’Autogoverno, la madre Giuliana Merotto, Danilo Zambon, 61 anni di San Fior, savio dell'Alta Corte di Giustizia e Dino Zorzi, 41 anni di Trevignano, colonnello della Polisia. Il reato era stato abrogato con il decreto legislativo numero 43 del 1948, firmato da Roberto Calderoli.
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