Investimenti flop e costi, il Tesoro radiografa Fondazione

Relazione del ministero dopo l’interrogazione del M5s: «Patrimonio in calo e difficilmente stimabile». D’Incà: «Certificati vent’anni di mala gestio e la politica ha dormito o accettato. Via De Poli e il cda»
PASSERINI TREVISO INAUGURAZIONE AUDITORIUM APPIANI AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM
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Un conto economico chiuso con 6 milioni di euro di perdite quando le previsioni fatte mesi prima ipotizzavano di chiudere i conti con l’anno passato registrando 1,4 milioni di avanzo. Un patrimonio in calo stimato a 494 milioni (era di 1 miliardo) ma con un ampio margine di incertezza visto che come evidenziato dai documenti interni «al netto dei debiti del gruppo , considerando il valore di Unicredit, degli asset finanziari e degli investimenti immobiliari si può ritenere che il patrimonio reale della Fondazione sia significatamente inferiore rispetto a quanto messo a Bilancio». Ecco alcune delle criticità evidenziate dalla relazione fatta dal Minstero del Tesoro alla commissione parlamentare Finanze ieri mattina in risposta all’interrogazione presentata dal M5s. A firmarla il 6 aprile scorso Federico D’Incà, con il collega Carlo Sibilia, intenzionati a mettere sotto la lente «il bagno di sangue provocato da 25 anni di conduzione del presidente Dino De Poli».


Di qui la lunga risposta del ministero che oltre ad aver fotografato la “non rosea” chiusura di bilancio di Fondazione ha evidenziato tante altre criticità a cui l’ente ha cercato e dovuto rispondere negli ultimi 10 anni per evitare perdite e anche per rispettare gli ammonimenti Ministero.


Derivati.
Già dalla fine del 2008 il ministero dell’economia chiese informazioni a Fondazione sui suoi investimenti, emerse che «alcune tipologie di investimento in derivati non erano sempre compatibili con i vincoli sanciti dalla norma né con la natura e gli scopi delle Fondazioni» scrive il Tesoro, venne chiesto a Fondazione di astenersi da simili azioni, e rendicontare le esistenti. «L’Ente ha avviato un piano di riduzione» evidenzia il ministero, «e nel 2015 ha chiuso i conti aperti».


Investimenti immobiliari.
Il ministero ribadisce quanto certificato dalla stessa dirigenza di Fondazione: «Gli investimenti effettuati nel corso degli anni non sono stati generatori di redditi ma di costi», fatto che «costituisce un disequilibrio tra costi e ricavi che attualmente caratterizza l’Ente». Fondazione ha dovuto rivedere tutti i progetti ed avviare un grande piano di dismissione che però ha tempi ancora lunghi e incerti, vedasi il caso dell’alienazione dell’ex Questura di Treviso, in stallo, e di riorganizzazione del comparto universitario di Treviso che permetterebbe di valorizzare l’ex ospedale, tutto da definire. E questo solo per citare operazioni nel capoluogo.


La macchina.
Il Tesoro registra i progressi fatti da Fondazione che costava, nel 2010, ben 8,2 milioni l’anno per funzionare ed oggi ne costa “solo”3,8. Sono cifre che pesano anche se «in linea con il protocollo» ammette il ministero .


I conti e i fondi in calo.
Tutto questo quadro si chiude con i conti di bilancio e le discrepanze tra i risultati attesi e quelli ottenuti, citati in testa. Ma a questa relazione si aggiunge la nota fatta dal Collegio dei sindaci: «I fondi erogativi si sono esauriti nel 2016». Chiudendo di fatto il rubinetto degli investimenti istituzionali della Fondazione a vantaggio del territorio, quegli stessi investimenti che ne giustificano in parte l’esistenza.


L’attacco M5s: «Ecco le realtà che nessuno ha voluto denunciare. Ora basta».
D’Inca, letta la relazione, parte lancia in resta: «È la certificazione della mala gestione di Fondazione Cassamarca. Dimostra come in vent’anni di totale silenzio della politica, dei poteri forti e del Veneto tutto chi ha guidato l’Ente abbia potuto investire in derivati quando non era compito della Fondazione, speculare – perdendo – in immobili quando il vero asset dell’Ente doveva essere la cultura e a formazione, fare quello che voleva consumando un patrimonio che è dei cittadini» attacca il parlamentare grillino. E prosegue: «Il tutto facendosi pagare milioni, le spese per i personale sono state dimezzate, ma prima? Solo De Poli è costato 10 milioni di euro in questi anni ed è ancora in sella» sottolinea D’Inca che proprio contro la direzione della Fondazione chiama a raccolta i cittadini: «Devono farsi sentire, manifestare, chiedere che De Poli e tutti quelli che per anni hanno approvato la sua fallimentare politica di investimenti se ne vadano. Devono fare quello che la politica non ha fatto perchè ha dormito o accettato. Ci siamo voluti noi del Movimento per portare alla luce questa realtà». E annuncia una nuova interrogazione: «Voglio sapere quanto vale davvero Fondazione. La nota in calce al bilancio è preoccupante».


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