«Insipienti e negligenti, ma non complici». Così va in archivio il crac di Veneto Banca

Le motivazioni della sentenza. Il giudice sull’ex presidente Trinca: «Non è emerso nulla di più dei profili macroscopici di imperizia e imprudenza»
20/07/2016 Treviso. Manifestazione del Coordinamento associazioni banche popolari venete in difesa dei risparmiatori danneggiati dal dissesto delle due banche popolari della regione, Veneto Banca e Popolare di Vicenza
20/07/2016 Treviso. Manifestazione del Coordinamento associazioni banche popolari venete in difesa dei risparmiatori danneggiati dal dissesto delle due banche popolari della regione, Veneto Banca e Popolare di Vicenza

TREVISO. Insipienti, negligenti e imprudenti. Ma non complici di Vincenzo Consoli, «vero regista delle operazioni della banca». Una differenza non da poco dato che è valsa l’archiviazione per Flavio Trinca, presidente dell’ex popolare di Montebelluna dal 1997 al 2014, e per gli altri indagati dalle accuse di aggiotaggio e ostacolo alle funzioni di vigilanza.

Gli aggettivi sono contenuti nelle motivazioni con cui il giudice Bruno Casciarri ha accolto tutte le richieste di archiviazione presentate dalla Procura tranne che per Consoli, per il quale sarà necessaria un’ulteriore udienza. Oltre a Trinca sono quindi usciti di scena Stefano Bertolo, Mosè Fagiani, Massimo Lembo e Renato Merlo, tutti dirigenti di Veneto Banca, gli imprenditori Pietro D’Aguì e Gianclaudio Giovannone, e i componenti del collegio sindacale Michele Stiz e Diego Xausa.

L’ex presidente

A Treviso è stata dunque ribaltata l’impostazione accusatoria della Procura di Roma che aveva mandato duecento finanzieri a Montebelluna nel febbraio 2015 e aveva fatto arrestare Vincenzo Consoli nell’agosto 2016. Per i pm della capitale Trinca era stato infatti «sodale di Consoli per aver consapevolmente condiviso e dato un contributo alla realizzazione di condotte criminose». Di tutt’altra opinione è stata prima la Procura di Treviso e poi il Tribunale, secondo il quale l’ex presidente «si era sempre acriticamente allineato alla volontà dell’ad senza un’effettiva conoscenza della falsità dei dati forniti alle autorità di vigilanza e ai risparmiatori sulle criticità relative al patrimonio di vigilanza e al valore delle azioni». La svolta c’è stata dopo l’interrogatorio reso da Trinca, assistito dall’avvocato Fabio Pinelli, il 26 giugno scorso. In quell’occasione aveva anche provato di aver perso 1,7 milioni di euro spesi per acquistare 42.000 azioni di Veneto Banca. E «deve essere evidenziata la differenza rispetto alle condotte di Consoli - sottolinea il giudice - che nel periodo di crisi della banca aveva operato trasferimenti di ricchezza alla moglie».

A difesa di Trinca viene citata anche l’assemblea dei soci del 26 aprile 2014, ultimo atto della sua presidenza, nel corso della quale viene dimostrata «la sua insipienza e, paradossalmente, ancora una volta, la sua acritica fiducia a Consoli». Nel corso dell’assemblea aveva infatti difeso l’ad e appoggiato la sua nomina a direttore generale. «Esternazioni pilotate», sottolinea il giudice, «dal momento che Trinca si era limitato a leggere il testo che era stato predisposto dalla responsabile della funzione “Comunicazione istituzionale” di Veneto Banca». Quindi, sono le conclusioni del tribunale di Treviso, per Trinca «oltre agli elementi dimostrativi di profili macroscopici di negligenza, imperizia e imprudenza nello svolgimento dei compiti di presidente della banca e componente del cda non sono emerse prove di un suo coinvolgimento di verso da quello degli altri membri e connotato dal dolo di partecipazione».

Nessun colpevole

E il tribunale ha accolto le richieste di archiviazione anche per tutti gli altri indagati, per i quali la Procura aveva invece chiesto il processo. Per Bertolo e Fagiani, accusati di falso in prospetto, è emerso che non avevano partecipato «alla redazione del prospetto informativo falso relativo all’aumento di capitale di Veneto Banca pubblicato il 25 giugno 2014». Per quanto riguarda Marcolin, Bertolo, D’Aguì, Giovannone, Merlo e Fagiani, accusati di ostacolo alle funzioni di vigilanza, «il procedimento deve essere archiviato», in base alle conclusioni del perito secondo il quale «la quantificazione degli effetti sui dati patrimoniali di vigilanza evidenzia un impatto estremamente contenuto, nella maggior parte dei casi del tutto irrilevante».

Per gli ex componenti del collegio sindacale Xausa e Stiz, accusati di aggiotaggio, «non vi sono elementi per sostenere l’accusa in giudizio... È emerso infatti che il processo di deliberazione del sovrapprezzo delle azioni era stato formalmente regolare con l’approvazione della Banca d’Italia, che sia nel 2013 che nel 2014 la proposta del cda era stata avvallata dal parere di esperti esterni, che i sindaci avevano fatto numerose riunioni e il loro parere si basava sui dati informativi disponibili e sulle verifiche delle società di revisione». Dunque, per il giudice, «le censure all’operato dei sindaci risultanti dalle verifiche ispettive della Consob non bastano a dimostrare la sussistenza di condotte dolose, attive o omissive, finalizzate a dare un contributo consapevole alle condotte criminose di Consoli e si risolvono in addebiti di negligenza, imperizia o imprudenza professionali». Come dire, Veneto Banca era in mano a un gruppo di incompetenti.


 

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