Inno al Duce, dura condanna del parroco

CASTELLO DI GODEGO. Post inneggiante al Duce proprio nei giorni in cui si commemora la strage di via Cacciatora: se il sindaco Nicoletti giudica inopportuno quanto pubblicato su Facebook dal suo assessore Mosè Battaglia, una condanna esplicita arriva invece dal parroco godigese don Gerardo Giacometti, che senza mezzi termini giudica “vergognosa” l’iniziativa personale di Battaglia. Lo ha detto ieri durante l’omelia della messa in cui si ricordavano le vittime dell’eccidio dove sorge la stele a loro memoria. C’erano oltre le autorità godigesi, i sindaci degli altri paesi del Padovano che ebbero vittime in questa strage e il primo cittadino di Boves, gemellato con Godego, dove si consumò il primo eccidio per mano nazifascista. «Il cristiano», ha detto don Giacometti, «è chiamato a essere luce specialmente nel momento in cui l’umanità vive momenti di oscurità e la guerra è uno di questi. Ma è terribile anche l’illusione che alcune logiche siano vincenti, come quella dell’ideologia che ha portato il nostro Paese in certe situazioni. Spiace che a 71 anni da quanto è accaduto qui non ci sia abbastanza luce per vedere ciò che è successo e si inneggi a ciò di cui ci si dovrebbe vergognare. Quando si esalta la logica di Dio-Patria-Famiglia il cristiano ha l’obbligo di chiedersi di che Dio si sta parlando. E non è certo il Dio di Gesù Cristo». Don Giacometti ha proseguito: «La storia è sempre una buona maestra ma non sempre ha buoni scolari». Il post di Battaglia ha destato molto scalpore e disapprovazione proprio perché si è sorvolato sulla stretta connessione tra la strage di via Cacciatora e il fascismo alleato dei nazisti. «Ma stiamo scherzando? Non si possono dire cose come queste proprio a ridosso di certe circostanze», dice Silvio Civiero, 78 anni, testimone oculare di quella strage. Un episodio che rischiava di fargli perdere il papà a soli 7 anni e mezzo e che ha lasciato ferite aperte: «Abitavo a cento metri da qui, me li ricordo bene quei momenti. Mio papà è riuscito a scappare, ma gli hanno sparato, fortunatamente gli hanno solo bucato il cappello. L’immagine di quei morti è incancellabile. Ancor oggi non posso vedere una persona senza vita. Fu terribile. E accanto ai tedeschi, tra gli uccisori, c’erano anche italiani, ovviamente fascisti».
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