Precipita per 300 metri in montagna, ecco chi era Valentino. La passione per i trail e la natura
E’ Valentino Spigariol, 46enne di Preganziol, la vittima dell’incidente in Val di Fassa nella giornata di lunedì 15 settembre: è caduto in un ghiaione vicino a cima Om Gran. Era uno storico tesserato del gruppo di runners La Butto in Vacca: «Generoso e pieno di iniziativa»

Non ha trovato appigli per sfuggire al vuoto. I piedi hanno perso aderenza, il corpo si è sbilanciato. Sotto di lui, il pendio delle Creste di Costabella, in Val di Fassa nel Trentino nord-orientale, si è trasformato in un trappola di roccia.
È scivolato lungo il versante, poi il vuoto. Una caduta di 300 metri. L’escursione di Valentino Spigariol, quarantaseienne di Preganziol, si è interrotta lunedì pomeriggio, 14 settembre, in un ghiaione poco lontano da cima Om Gran, a una quota di 2.800 metri. I soccorritori lo hanno trovato riverso tra le rocce spigolose, senza vita.
Chi era la vittima
Dal 2011 Valentino lavorava nella cooperativa sociale Centro di Solidarietà. Chi lo ha conosciuto lo ricorda con la macchina fotografica in mano, intento a catturare le prime luci del mattino tra le vette. Oppure all’aria aperta, lungo un sentiero, con le scarpe da corsa ai piedi.
«Appena superava il traguardo, si fermava, si guardava indietro e aspettava chi doveva ancora arrivare per dare una mano. Lo si incontrava spesso alle gare, come apripista o chiudipista, accanto a organizzatori e partecipanti», raccontano della società La Butto in Vacca, di cui Valentino è stato storico tesserato, «Aveva partecipato alla nascita dell’ultramaratona Greenway del Sile. Collaborava con diversi organizzatori del mondo trail, tra cui Trail degli Eroi e Trail del Gevero. Era generoso, pieno di iniziativa. Ma prima di tutto, un marito e un papà amorevole. Per chi lo ha conosciuto è difficile immaginare di non incontrarlo più alle gare e alle tante iniziative che lo hanno visto presente. Forse l’unica, piccola consolazione è sapere che se n’è andato in montagna, in un luogo che frequentava e amava profondamente. Proprio lì, dove si rifugiava per ricaricare le batterie, immerso nella natura che tanto amava fotografare».
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