«Il vero problema? I certificati d’invalidità»

Oltre 1.800 insegnanti in lizza per le cattedre disponibili nella Marca (forse un centinaio) e ai primi posti molti insegnanti del sud Italia. La pubblicazione delle graduatorie da parte del Provveditoriato agli studi di Treviso ha scatenato un dibattito furente. Ma come funziona il sistema? E perché ci sono così tanti insegnanti esterni? A detta del provveditore Giorgio Corà, «è una questione di strategia».
Cosa intende per strategia?
«Che gli insegnanti meridionali in cerca di lavoro nel fare la richiesta di assegnazione scelgono la provincia nella quale sanno che gli insegnanti in lista hanno meno punti. Matematico il fatto che saltino ai primi posti della graduatoria».
Già, i punti, il nodo è lì: i punti. Al sud sono più generosi?
«No, il sistema di valutazione è lo stesso. La differenza la fa più che altro il fatto che gli insegnanti in attesa puntino ad acquisirne sempre di nuovi con lauree brevi, specializzazioni, altri corsi di formazione che aumentano i crediti. Alle volte basta un punto in più per vincere un posto».
Al Sud sono specialisti in graduatoria?
«Valutiamo il caso anche da un altro punto di vista. Nelle regioni del sud molti hanno cercato fin da subito di ottenere un posto da insegnante mentre qui, anche a Treviso, tanti laureati non pensavano subito alla cattedra, la prendevano in considerazione poi. E l’anzianità conta».
C’è chi già commenta: prendono il posto, poi si danno malati o chiedono di assistere un parente e stanno via mesi. È un problema vero?
«Venendo da più lontano, in caso di assistenza a parenti gli insegnanti del sud hanno tempi più lungi, ma non registriamo casi di assenteismo, se qui vuole arrivare. Il vero problema è semmai un altro: l’invalidità. Abbiamo statisticamente riscontrato che tra nord e sud italia c’è una differenza di valutazione. L’invalidità che altrove viene valutata oltre il 46% qui spesso viene ampiamente riconsiderata. Se pensa che la soglia di punteggio è 46% capisce qual è il nodo da sciogliere. Solo che qui l’istruzione non c’entra. Sono squilibri che devono essere gestiti dal ministero della Salute». (f.d.w.)
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