Il sindaco critica i tempi: «Andavano fatti prima»

Valutare il rischio contagio da coronavirus nei centri di accoglienza della Marca e bloccare eventuali focolai sul nascere. Una corsa contro il tempo che vede l’azienda sanitaria trevigiana impegnata con un programma serrato di test. Se l’ex caserma Serena di Casier resta il fronte più caldo a livello nazionale con 257 persone positive su 307 presenti oggi tutte nuovamente sottoposte a tampone per valutare l’andamento del focolaio, la prossima settimana l’Usl 2 si prepara a effettuare il primo giro di tamponi sui 211 ospiti dell’ex caserma Zanusso di Oderzo. Una decisione a scopo precauzionale sulla scia della preoccupazione che monta in tutto il nostro Paese, dove i centri di accoglienza si stanno rivelando punti sensibili per la circolazione del virus. La sindaca di Oderzo, Maria Scardellato puntualizza: «Alla Zanusso a quanto ne so non ci sono né persone con sintomi né persone che hanno avuto contatti con soggetti a rischio, la situazione è identica ai mesi scorsi, è giusto fare adesso i tamponi ma come era giusto farli tre mesi fa, nel bel mezzo della pandemia» sottolinea il primo cittadino, tirando in ballo l’assenza di indicazioni da parte del governo. «Le procedure da seguire le doveva indicare il governo». La sindaca Scardellato ricorda che la scorsa primavera ha telefonato alla prefettura e ai gestori della Zanusso, ricevendo rassicurazioni. «Mi hanno garantito che stavano prendendo tutte le misure precauzionali: il distanziamento, i pasti serviti all’aperto, le mascherine. Di certo c’è che non ci siano stati nuovi ingressi extra locali nel corso degli ultimo 8 mesi. —



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