Il Prosecco punta su giovani e biologico

L’assemblea del consorzio Doc dice «sì» ai tremila ettari in più: metà destinati ai produttori storici, metà all’innovazione
AGOSTINI AG.FOTOFILM TREVISO ASSEMBLEA SOCI CONSORZIO TUTELE DEL PROSECCO A PALAZZO DEI 300
AGOSTINI AG.FOTOFILM TREVISO ASSEMBLEA SOCI CONSORZIO TUTELE DEL PROSECCO A PALAZZO DEI 300

Il tesoretto? Vale 50 milioni l’anno, o giù di lì. Tremila ettari da destinare a Prosecco Doc, fra Veneto e Friuli, entro luglio 2017. Con nuovi impianti o sovrainnesti. Metà del tesoretto - 1500 ettari - andrà ai produttori storici, un premio voluto dai vertici del consorzio alla fedeltà e alla passione di questi anni per il «motore» del successo nel mondo del le nuove bollicine trevigiane.

L’altra metà sarà assegnata con un bando in linea con i criteri della Ue: più punti alle produzioni «bio», poi ai giovani produttori e alla start up delle bollicine. Certo, potranno anche essere aziende agricole non vinicole sin qui, ma anche altre aziende. Certo dovranno avere i terreni su cui cominciare l’avventura delle bollicine più richiesti nei 5 continenti. Il ricavo per ettaro, a regime, tolte le spese, è di 16mila euro l’anno a ettaro. I soci del consorzio Prosecco Doc, ieri in assemblea a palazzo dei Trecento, hanno ratificato l’assegnazione del tesoretto. Un po ’ per rimediare all’errore storico - rispetto agli ettari assegnati dal disciplinare 2021 ne mancavano «solo» 2000, fra Veneto e Friuli – un po’ perché le stime parlano di un mercato che tirerà ancora, fino al 2019. Così sono nati i 3mila ettari, che faranno lievitare la superficie di Prosecco Doc da 20.250 a 23.250.

«C’è un margine che oscilla fra il 5 e il 7%, di crescita del mercato, secondo i calcoli di Cirve e di Nomisma», puntualizza Stefano Zanette, presidente del consorzio, «che dunque ci porta a immaginare un 15% di margine sugli ettari attuali. Per i 1.500 riservati ai produttori storici, abbiamo un algoritmo che partirà dal basso, in maniera proporzionale. Per gli altri, favoriremo la sostenibilità ambientale e i volti nuovi, i giovani soprattutto». Par di capire che succederà quello che fatto le Regione, di fronte ai 34mila ettari rispetto agli 800 a disposizione: un quarantesimo delle richieste, per tutti. Tecnicamente, la palla passa alla Regione, ma sui binari tracciati dal consorzio, reduce dalla sponsorizzazione dell’«Earth Day» con papa Francesco.

Paradossale, l’assemblea di ieri: liscia come un’acqua minerale, per un vino simbolo dell’effervescenza. Approvati all’unanimità il consuntivo 2015 (attivo di 22.550 euro, nel 2015 passivo di 250 mila e il preventivo 2016, che lieviterà di almeno 1 milione di entrate, a sfiorare i 4 milioni.

Soddisfatti i vertici - con Zanette i vice Giorgio Serena e Fulvio Brunetta, il direttore Luca Giavi – e la platea, che rappresentava i 10.425 produttori, le 1.201 aziende e le 356 case spumantistiche. Il professor Vasco Boatto - al suo fianco il ricercatore Andrea Battistella – ha fornito le coordinate del fenomeno Prosecco. In sala big (Collalto, Giustiniani, conti Marcello, Serena, Botter, Paladin, Dal Savio, Fidora, Cescon) ma anche i piccoli prosecchisti, mediatori, e imbottigliatori, ospiti (Armando Serena, Gorgio Piazza). Cin cin. Alle frontiere che il consorzio vuole «inondare di bolicine: Usa, Russia, Cina, Australia, Cina e Giappone.

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