Il professor Lanaro ucciso dal male

Lutto per la morte dell’insegnante di generazioni di ragazzi. Domani l’addio

VEDELAGO. Ieri mattina, alle 4, all'ospedale di Cittadella, assistito dalla figlia Alice e dalla moglie Nerina, si è spento Gaetano Lanaro. Aveva 66 anni, e nel 2002 era stato ferito per la prima volta dal male. Lo aveva sconfitto. Ma da tre anni era costretto a combattere ancora e non aveva più la forza per vincere. Vedelago e la Castellana hanno perso un “maestro”. Un buon maestro, fin dai tempi in cui ce n'erano tanti di scadenti se non “cattivi”. Era nato in una famiglia numerosa, il papà Pietro ha appena compiuto 103 anni, che non sono stati festeggiati proprio per le condizioni del figlio. Gaetano, aveva studiato in seminario, un po' perché allora di mezzi non ce n'erano, ma anche per la fede che animava lui e la sua famiglia. Poi però aveva conosciuto Nerina Pinarello, un rapporto intenso di amore, di anima e pensiero, con cui ha trascorso tutta la vita in armonia. Un matrimonio felice che aveva regalato loro Alice, anche lei maestra come la mamma, che gli ha dato la gioia di diventare nonni di Viola. Grande camminatore e amante della montagna, non ne ha trascurata una dell'arco alpino. Fine latinista e linguista, Gaetano ha insegnato lettere alle scuole medie di Vedelago fino alla pensione. Avrebbe potuto ambire di più, ma non ha mai voluto lasciare la scuola media per il suo grande amore per la didattica. Non era professore che si accontentava del testo, preferiva comporlo da sé o con i suoi ragazzi e con i colleghi volonterosi. Diffuse cultura, a scapito dei suoi interessi e del suo tempo, prima con i cineforum, poi quando fu presidente del comitato di gestione della biblioteca comunale e se questa ora occupa villa Cappelletto e nel suo parco si svolgono concerti e manifestazioni, si deve molto anche a lui. Contribuì a creare il Sistema che legò tutte le biblioteche della Castellana, quando il web era di là da venire, negli anni'70. Pioniere di storia locale, ha scritto di comunità e paesi, sia testi di storia che di analisi dell'ambiente, sempre con l'idea di trasmettere i valori del territorio antropizzato e naturale. Opere le sue spesso collettive, perché aveva l'umiltà e la capacità di coinvolgere altre competenze. Negli ultimi anni si era occupato di storia dell'emigrazione, collaborava con la Trevisani nel mondo, di cui il fratello, emigrato in Svizzera, era stato animatore. Numerosi i titoli che tralasciamo.In passato aveva collaborato anche con la "Tribuna".I funerali si celebreranno domani alle 14,30 nella chiesa di Vedelago. (g.s.)

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