Sport e disabilità: siglata la convenzione tra l'Usl 2 e il Comitato Italiano Paralimpico
La convenzione punta a promuovere l'orientamento e l'avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità fisica, sensoriale e intellettivo-relazionale, con finalità sia agonistiche sia non agonistiche. Il presidente del Comitato Regionale Veneto del Cip: «L'obiettivo è portare sempre più ragazzi fuori di casa a provare lo sport»

C'è chi cerca uno sport da sempre e non sa da dove cominciare. C'è chi ha dovuto reinventarsi dopo un incidente o una malattia e si chiede se potrà ancora far parte di una squadra. C'è un bambino che guarda gli altri correre e vorrebbe farlo anche lui. Da oggi per tutte queste persone c'è un percorso pronto ad accoglierle.
L'Usl 2 e il Comitato Italiano Paralimpico hanno firmato, tra i primi in Italia, una convenzione quadro per promuovere l'orientamento e l'avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità fisica, sensoriale e intellettivo-relazionale, con finalità sia agonistiche sia non agonistiche.
L'accordo è stato firmato dal dg dell'Usl 2, Giancarlo Bizzarri, e dal presidente del Comitato Regionale Veneto del Cip, Davide Giorgi, ed è valido fino al 31 dicembre 2030.
«Vogliamo che ogni persona con disabilità che si rivolge all'Usl 2 trovi non solo una valutazione medica competente, ma qualcuno che la accompagni fino al campo, alla palestra, alla piscina», spiega Bizzarri.
«Lo sport come diritto per tutti è una questione di civiltà. Lo sport è un formidabile strumento di riabilitazione e inclusione sociale. L'obiettivo è portare sempre più ragazzi fuori di casa a provare lo sport e a scoprire la propria disciplina preferita a cui dedicarsi», aggiunge Giorgi.
«Per me lo sport è motivazione, ma anche salute. Ho ripreso a praticare nuoto a livello agonistico da circa due anni: prima dell'incidente nel 2017 ero già agonista. Tornare in vasca mi ha dato maggiore autonomia», le parole di Simone Rech campione paralimpico italiano dei 50 e dei 100 metri rana.
In Italia le persone con disabilità con limitazioni gravi sono circa 3 milioni (dato Istat), il 5% della popolazione, e tra loro vi è una scarsa diffusione della pratica sportiva.
Solamente l'11% pratica sport, contro il 40,8% di chi non ha limitazioni. Inoltre, quasi 8 persone con disabilità su 10 non fanno nessuna attività fisica. Un milione di loro dice di non muoversi per un problema di salute, cioè per la stessa ragione per cui dovrebbero muoversi. Dopo la valutazione iniziale entra in gioco l'orientatore paralimpico del Cip, al quale la Medicina dello Sport segnala le persone. Al Dipartimento di Prevenzione, che ha sede a "La Madonnina", sarà aperto uno sportello informativo del Cip, a cui sarà possibile rivolgersi per orientarsi tra le discipline paralimpiche e trovare risposte.
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