Il Pd perde due consiglieri: rischio crisi

Terremoto a palazzo dei Trecento, il gruppo consiliare del Pd perde Domenico Zanata e Daniela Zanussi, in maggioranza dilaga il malcontento per la redistribuzione delle deleghe tra gli assessori: la giunta Manildo rischia grosso.
Ieri Zanata e Zanussi hanno sbattuto la porta per dare vita al gruppo consiliare “Sinistra civica”. In polemica con l’amministrazione del sindaco Giovanni Manildo ma anche con la gestione del gruppo Pd da parte del capogruppo Giovanni Tonella, e del partito cittadino da parte del segretario Andrea Michielan. «Non può essere trascurato», dicono Zanata e Zanussi, «il fatto che il Pd non ha avuto in alcun modo né la forza né l’impegno sufficienti a indirizzare l’azione amministrativa del sindaco che pure a quel partito è iscritto: ciò né a livello di organizzazione cittadina, né a livello di gruppo consiliare». E quindi i due ieri hanno formalizzato la loro uscita dal gruppo del Pd, incrociando a Ca’ Sugana un Manildo gelido.
Una bomba, che fa scendere la squadra del Pd ai Trecento da 12 a 10 membri. I due precisano: «Appoggeremo lo stesso la maggioranza». Ma con il fucile puntato: «La rotta dell’amministrazione Manildo, dopo due anni, deve essere corretta», anche perché «il confronto è spesso mancato anche in seno alla stessa maggioranza», con il risultato di creare giorno dopo giorno «insoddisfazione in chi ci ha votati». Una bomba lanciata dalla fronda del Pd - questo sono Zanata e Zanussi, ma non sono gli unici - pochi giorni dopo l’esito disastroso, per il centrosinistra, delle elezioni regionali, ma anche il giorno dopo il rimpasto delle deleghe dei suoi assessori voluto da Manildo per seguire il «modello Variati», che ha innervosito assai la maggioranza; messo in atto al posto di un vero e proprio rimpasto di assessori richiesto ormai da molti esponenti della maggioranza. Mentre ieri sera, tra favorevoli e contrari, sempre il Pd ha stoppato le annunciate dimissioni del capogruppo Tonella, annuncio fatto il giorno dopo la sua sconfitta nella corsa alle regionali. Tonella resta in sella, ma nel partito ora c’è chi reclama un tavolo di lavoro per individuare, per le comunali del 2018, un candidato sindaco che non sia Manildo. Il quale ha ulteriormente indispettito il Pd non dando al partito, con un vero rimpasto, un altro assessorato ma aggirando il problema facendo prendere la tessera del Pd, due giorni fa, all’assessore al bilancio Alessandra Gazzola, che mercoledì si aggirava già nell’ufficio politico del partito... E sempre nel gruppo consiliare del Pd Maristella Caldato parla di «dittatura», in merito alla decisione presa da Manildo di spacchettare le deleghe della giunta senza essersi «per l’ennesima volta» confrontato prima con i consiglieri ma solo con Michielan e Tonella. Caldato ritiene inoltre che Manildo abbia «in merito al deleterio risultato delle regionali, una diretta e indiscussa responsabilità nel determinare questo increscioso fallimento del Pd provinciale». Tonella, dal canto suo, sottolinea: «Tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale per le regionali sanno che tra i fattori del risultato, a Treviso, c'è anche una forte delusione verso l’amministrazione». E mentre il consigliere comunale Pd Niccolò Rocco chiede la testa di Tonella, ma è in minoranza, c’è anche chi, come Michela Nieri, altro consigliere Pd, bacchetta Zanatta e Zanussi: «Comprendo per certi versi le motivazioni dei due, poiché è diffuso il malumore tra i consiglieri in particolare dopo il balletto di deleghe e dopo la batosta alle regionali, ma non posso accettare le modalità: uscire dal gruppo azionista di maggioranza non è il modo per incidere di più sulle scelte amministrative, né per manifestare malumore e dissenso ormai palpabili in maggioranza».
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