Il leghista difende i bestemmiatori: "Fa più danni chi parla forbito"

NERVESA. Mentre il Comune di Casale sul Sile appoggia una campagna dei giovani del paese contro la bestemmia,a Nervesa c’è un amministratore che difende il «libero moccolo» in Veneto. Non si tratta di un accanito anticlericale, bensì del leghista Paolo Zanatta, consigliere con delega esecutiva alla cultura nella giunta del sindaco Fabio Vettori.
Zanatta, 48 anni, a diciotto ha pure avuto la tessera della Democrazia Cristiana. «Io mi fido di chi bestemmia. Il Veneto è stato costruito da cittadini che tiravano “boioni”, facevano la scarpetta sul “tocio” e avevano il nero sotto le “onge”. È stato distrutto da gentaglia in giacca e cravatta, dal parlare forbito, con la guida Michelin tatuata sull’avambraccio. Insegnate la sostanza ai nostri figli, non l’apparenza. I miei “porchi” valgono più dei vostri psicanalisti», ha scritto l’esponente della maggioranza consiliare nervesana in un post sulla sua pagina Facebook, a corollario della foto di un articolo di giornale che parla che parla dell’iniziativa di Casale.
L’idea di Zanatta, che comunque si dichiara non bestemmiatore, ha riscontrato l’apprezzamento correlato di battute di molti suoi amici, di ogni colore politico, sulla sua bacheca. L’esponente leghista è perplesso per la campagna di Casale. «Certe cose dovrebbero partire dalla famiglia, non da iniziative comunali», dice Zanatta al telefono prima di spiegare la sua posizione: «La penso come il patron dell’Herry’s Bar di Venezia, Arrigo Cipriani: un popolo che bestemmia il proprio Dio non farà mai una guerra in suo nome. In Veneto poi la bestemmia è come una virgola nelle frasi. Non ha niente di blasfemo, è anzi un modo confidenziale di rivolgersi a lui come dargli del tu», prosegue il consigliere comunale che non trova nessuna contraddizione tra il suo passato democristiano e la sua posizione sull’argomento. «Certi culti idolatri di Santi e Madonne sono molto più blasfemi di un “porco”. Qualche giorno fa ho sentito dire da un avventore di un bar una bestemmia prima della frase “È già mezzogiorno”. Non voleva mancare di rispetto a nessuno ma sottolineare che si era fatto tardi», conclude Zanatta. —
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