Il futuro delle Pmi La chiave di volta è l’accesso al credito

TREVISO. «Le banche avranno un ruolo cruciale per la ripresa delle nostre imprese, soprattutto per quelle di piccole dimensioni. Ma il futuro non dipenderà solo dagli istituti di credito: molto sarà legato alla capacità di puntare sull’innovazione e l’internazionalizzazione». Parola del professor Moreno Mancin, ricercatore di Economia Aziendale a Venezia che ha coordinato il team dell’Università Ca’ Foscari composto da Ugo Sostero e Carlo Marcon che ha effettuato l’analisi dei bilanci 2012 delle 500 migliori imprese della Marca. Dopo aver elaborato dati e sviluppato analisi di settore, il focus ieri si è spostato su un tema “caldo”: quello dell’indebitamento bancario e la propensione degli istituti di credito a concedere credito a medio e lungo termine. L’osservazione si è focalizzata su un campione di 40 imprese, le prime e le ultime venti di Top 500 Treviso. «In primis emerge che il livello di indebitamento generale tra il 2011 e il 2012 si è abbassato in media di uno 0,5%. La domanda è: perché? È forse collegato al fatto che le banche oggi sono sempre più restie a concedere credito alle imprese?», s’interroga Mancin. Le grandi imprese sembrano non avere problemi di accesso al credito (le top 20 tra il 2011 e il 2012 hanno aumentato la loro esposizione nei confronti degli istituti di credito di un +12%), mentre le piccole registrano un calo del 4,9%.
«Inoltre l’aumento dell’indebitamento bancario nelle grandi aziende va di pari passo anche con l’aumento della liquidità, nelle piccole accade l’esatto contrario», continua Mancin. Altro aspetto è il costo dell'indebitamento bancario: per le grandi è sceso dal 5,9% al 5,7% nel 2012, per le piccole è passato dal 4% del 2011 al 4,7%. «Il costo del denaro per le piccole è più basso, ma sta aumentando considerevolmente, mentre per le grandi aziende diminuisce: cioè è collegato alla percezione di rischio da parte delle banche». L’impresa crea valore tramite il debito? «Sì, ma non molto infatti la proporzione era maggiore nel 2011. Il rendimento per le grandi aziende era dello 0,6% nel 2011, sceso allo 0,4% nel 2012. Per le piccole è passato dall’ 1,3% allo 0,8%, hanno quindi maggiore capacità di creare valore dall’indebitamento, ma questa capacità si è ridotta in maniera più rilevante rispetto alle grandi». Una capacità di creare valore che rischia di essere spazzata via, al più piccolo aumento dei tassi di mercato le aziende del territorio rischiano di rimetterci.
«Le banche avranno in futuro un ruolo cruciale per la ripresa delle imprese, soprattutto per le piccole, il cui problema maggiore oggi è rappresentato dalla carenza di liquidità, cash. Ma non dipende tutto dagli istituti di credito», conclude Mancin, «molto dipende anche dalla capacità di innovazione, internazionalizzazione, in generale visione delle imprese. Fattori che fanno diminuire l’indice di rischiosità agli occhi degli istituti. Bisogna creare cultura d’impresa». (s.g.)
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