I legami tra Zagaria e i fratelli Martino con aziende in due consorzi interdetti

Francesco e Gino Martino. I legami con la criminalità organizzata che le prefetture attribuiscono ai Consorzi Stabili riconducibili a Nicola Messina derivano anche dalla presenza in due di essi dell’impresa proprio di Gino Martino, il fratello di Francesco. I due imprenditori di Casapesenna sono infatti ritenuti uomini di fiducia di Michele Zagaria, boss dei casalesi. I due sono finiti al centro dell’operazione Medea della Dda di Napoli, iniziata ormai nel 2015, e che ha portato ad arresti illustri nella cerchia del clan dei casalesi.

I Consorzi stabili sono oggetto di interdittiva antimafia, e non di procedimenti penali, perché oggi le prefetture di Bologna, Padova e Treviso li hanno ritenuti suscettibili di influenza da parte della criminalità organizzata. Un’indagine condotta dalla forze dell’ordine sulla base delle relazioni familiari di amministratori e direttori e sull’analisi delle imprese che ai consorzi si sono associate. Un focus particolare le interdittive, come detto, lo hanno dedicato a Gino Martino, in quanto finito insieme al fratello Francesco sotto la lente d’ingrandimento della Dda di Napoli. In particolare Francesco era stato accusato di avere pagato tangenti in cambio di appalti. Tutto questo come uomo di fiducia di Michele Zagaria. Francesco Martino è stato accusato da un pentito di aver ospitato Zagaria durante la latitanza, circostanza ripresa anche dall’interdittiva della Prefettura di Bologna. «Nel 2005 o nel 2006, con Zagaria latitante, venne a lui l'idea di spostarsi a casa di Francesco Martino», rivelò un pentito secondo l’ordinanza del Tribunale di Napoli, «in quanto lo stesso Martino ogni volta che m'incontrava, mi diceva di riferire a Zagaria che la sua abitazione era a disposizione per la sua latitanza».

Per le prefetture il Consorzio Lm Group è influenzabile dalla criminalità organizzata, in particolare dall ‘ndrangheta, attraverso il suo responsabile tecnico Francesco Rocco Linardello, che riveste lo stesso ruolo anche nel Real Europe Group, amministrato da Valeria Cacciolato. Linardello, va detto, non è coinvolto in nessuna indagine per mafia, ma è nipote di Paolo Sergi, al contrario più volte finito al centro di diverse inchieste, e secondo la prefettura ha avuto “ripetuti contatti con soggetti ritenuti appartenuti alla ’ndrangheta”.

Federico cipolla

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