Grigolin, produzione ferma per un mese

Il rogo di Ponte della Priula costerà centinaia di migliaia di euro, fuori uso l’impianto di macinazione: aperta un’inchiesta
Di Renza Zanin
Bon Ponte Della Priula incendio Grigolin il giorno dopo
Bon Ponte Della Priula incendio Grigolin il giorno dopo

SUSEGANA

Danni per diverse centinaia di migliaia di euro e produzione bloccata per qualche settimana. E’ questo l’esito dell’incendio di grosse dimensioni – sul quale la procura ha aperto un’inchiesta – propagatosi venerdì sera poco dopo le 19 alla Fornaci Calce Grigolin di via Bombardieri a Ponte della Priula. Roberto Grigolin, che con i fratelli Maurizio e Renato guida il gruppo che da anni opera nel settore dei materiali e delle tecnologie per l’edilizia, spiega che tutta la parte impiantistica è stata messa fuori uso. In quel punto si trasforma il legno in segatura che viene poi iniettata sui bruciatori dei forni in cui si produce la calce. Le fiamme hanno però messo fuori uso l’impianto di macinazione, questo significa rimanere fermi per settimane, fino a quando cioè sarà in qualche modo ripristinata la situazione. «Il peggio – spiega Roberto Grigolin – sono i danni per la mancata produzione».

E’ troppo presto per fare la conta esatta, quel che si sa è che i danni sono ingenti. Domani i circa 30 operai impegnati in quest’area dello stabilimento saranno comunque al lavoro al fianco dei colleghi (in totale nello stabilimento operano un’ottantina di dipendenti), ma saranno impegnati nel ripristinare la situazione, anziché nelle operazioni che hanno svolto sino a venerdì. L’unica consolazione per i titolari è che nessuno sia rimasto ferito o intossicato. Al momento le forze dell’ordine e la stessa proprietà escludono che si sia trattato di un episodio di origine dolosa. Per Roberto Grigolin non sussisterebbero nemmeno i motivi per un’azione di questo tipo. L’ipotesi più accreditata pare essere quella di un’autocombustione della segatura, o del surriscaldamento di una cinghia di trasmissione. Due anni fa era successo un fatto analogo, ma di dimensioni di gran lunga minori. Complice anche il vento, quello di venerdì sera è stato un vero e proprio inferno. Prima lo scoppio, poi il bagliore, le fiamme e il fumo che si vedeva a chilometri di distanza. Solo il pronto intervento delle squadre dei vigili del fuoco provenienti da Conegliano, Treviso e Vittorio Veneto coordinate dal caposquadra Massimo Benincà e delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri, che hanno creato un cordone di sicurezza ha permesso di mettere fine a quegli attimi di paura.

«Eravamo in cucina, abbiamo sentito un colpo, un boato e abbiamo visto tutto fuoco, pensavo fosse scoppiato il camino del caminetto», racconta Lina Tossut che con il marito Giovanni Zambenedetti vive a pochi metri dal capannone andato a fuoco. Per loro tanta apprensione anche per il figlio Gianluigi, 42 anni che dal 1995 lavora alla Grigolin. Fortunatamente lui è rientrato a casa proprio in quei frangenti e da lì ha assistito al fatto. «Ho sentito un boato – racconta il dipendente – la stanza si è illuminata a giorno». A dare l’allarme è stato un magazziniere che durante il giro di controllo ha sentito lo scoppio e visto quanto stava accadendo. In quel momento al lavoro c’erano una decina di persone, che si trovavano però lontane dal punto in cui si sono propagate le fiamme, un luogo che non è presidiato dal personale. Dopo gli attimi di paura di venerdì, ieri sul posto c’erano oltre ai titolari dell’azienda anche i vigili del fuoco impegnati a spegnere quel che rimane del grosso incendio che ha danneggiato soprattutto la copertura del capannone e gli impianti.

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