Invasione di insetti, rabbia e disagi a Godega. Interviene l’Usl
La vita quotidiana delle famiglie residenti tra borgata Salvatoronda e via Callalta si è trasformata da qualche tempo in una sorta di prigionia domestica. Il Comune valuta il caso

Finestre chiuse con zanzariere, ma anche le persiane abbassate. A Godega di Sant’Urbano, la vita quotidiana delle famiglie residenti tra borgata Salvatoronda e via Callalta si è trasformata da qualche tempo in una sorta di prigionia domestica. Il motivo è un’invasione di mosche, legata alla gestione della pollina di qualche vicino capannone adibito all'allevamento di galline ovaiole.
Una situazione resa ancora più pesante da quest'estate così calda che ha messo a dura prova cittadini, lavoratori e attività.
L’esasperazione
I residenti sono esasperati da una criticità che dura ormai da anni.
«Devo stare praticamente blindata in casa con le persiane, le zanzariere e le finestre chiuse e le porte chiuse, come dei carcerati, siamo stufi - ha affermato Angela Pavan, una residente - . Non si può neanche camminare vicino al confine con il capannone. C'è un aumento spropositato di mosche, soprattutto nel periodo estivo. Non si può mangiare fuori, non possono venire i miei amici a trovarmi, scappano via perché le mosche gli entrano come dei caccia anche in macchina».
L’ipotesi sulle cause
L'origine del disagio verrebbe dalla vicina struttura, e sarebbe legata in particolare al sistema di accumulo degli escrementi avicoli.
«Purtroppo gli addetti passano fuori su un tunnel, c'è una rampa che esce con questa pollina e la maggior parte delle volte cade a terra - prosegue Pavan - c'è il disastro. Chiedo di fare una modifica in quel capannone in modo che, dove va dentro la pollina, sia chiuso. Non deve esserci una cupola dove passa aria davanti e dietro con la pollina a cielo aperto, perché, tra l'altro, così fermenta ancora di più».
Due anni fa
Già a ottobre 2024 i cittadini avevano formalizzato le proteste inviando una lettera con più di venti firme indirizzata al Comune di Godega di Sant'Urbano e alla polizia locale, nella quale si evidenziava come la vasca di raccolta causasse uno «sgradevole e nauseabondo odore di uova marce» e la «formazione continua e il proliferare vertiginoso di mosche», richiedendo interventi di disinfestazione e la bonifica dei luoghi.
Nei giorni scorsi è scattato un nuovo sopralluogo ispettivo da parte dei tecnici dell'Ulss 2 insieme agli agenti della polizia locale.
L’intervento del Comune
Sulla vicenda è intervenuta la sindaca Paola Guzzo, confermando l'attenzione dell'amministrazione. «Ci rendiamo conto che si tratti di un disagio importante» ha commentato il primo cittadino «ho richiesto un intervento urgente all'azienda sanitaria per appurare lo stato dei luoghi. I tecnici sono usciti e hanno dato le prescrizioni necessarie, indicando gli interventi da eseguire nei termini stabiliti. Sia noi sia l'azienda sanitaria monitoreremo il rispetto di quanto indicato».
In merito all'ipotesi di trattamenti straordinari, Guzzo ha precisato che era stata considerata anche l'ipotesi di mettere in campo «degli interventi di disinfestazione generale, ma dopo aver sentito i tecnici dell'Ulss ci sono stati sconsigliati, in quanto non c'erano le condizioni per eseguire tali interventi».
Intanto la convivenza forzata con le mosche mette a dura prova i residenti della frazione di Godega.
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