Il colle degli ornitologi a Maser: «Da 33 anni osserviamo la migrazione dei rapaci»
La collina di San Giorgio a Maser si trova in una posizione privilegiata lungo la principale rotta migratoria di questi rapaci e da 33 anni, tra il 15 agosto e il 5 settembre, ospita il campo migrazione autunnale dei rapaci cui partecipano birdwatcher da tutto il Veneto

Tra metà agosto e inizio settembre rapaci come il falco pecchiaiolo abbandonano i nidi a est per andare a svernare nelle pianure subsahariane. Questa breve finestra di tempo è il periodo più atteso dagli appassionati di ornitologia e fotografia naturalistica che attrezzati di binocoli e teleobiettivi si ritrovano annualmente per osservare e immortalare il passaggio di falchi e poiane.
La collina di San Giorgio a Maser si trova in una posizione privilegiata lungo la principale rotta migratoria di questi rapaci e da 33 anni, tra il 15 agosto e il 5 settembre, ospita il campo migrazione autunnale dei rapaci cui partecipano birdwatcher da tutto il Veneto. Ogni anno da questo balcone proteso sulla pianura si può osservare il passaggio di 5-10. 000 migratori.
«Siamo partiti in tre ma nel tempo il gruppo è cresciuto e nei giorni sole, come mercoledì, siamo arrivati ad una ventina di osservatori cui si aggiungono amici ed escursionisti che si fermano incuriositi» racconta Francesco Mezzavilla, biologo e naturalista trevigiano coordinatore del progetto.
In 33 anni i rapaci osservati sono stati poco più di 200 mila. L’iniziativa riunisce diverse realtà attive nella divulgazione ambientale e nella difesa del territorio come l’associazione faunisti veneti e la sezione trevigiana della Lipu. La spontaneità con cui è nato il gruppo fa il paio con un approccio scientifico rigoroso. Il centro è infatti un laboratorio a cielo aperto dove si raccolgono dati e si conducono ricerche sui fenomeni migratori che vengono caricate sulla piattaforma specializzata Ornitho.
Sulla rotta dei falchi
Il falco pecchiaiolo rappresenta il 90% delle specie migratorie osservate sul colle asolano, seguito dalla poiana. «In una giornata riusciamo a contare fino a 1000 esemplari di falco pecchiaiolo» spiega Mezzavilla.
«In questo periodo la specie scende da est, dalla Scandinavia o dalla Russia per raggiungere il sud del Sahara e nella sua rotta vola sopra le nostre teste quando attraversa la Pedemontana friulana e poi trevigiana. Osservarli è emozionante oltre che interessante. Ma ci vuole esperienza: per un neofita non è facile distinguere fra le diverse specie. In condizioni meteo ottimali riusciamo ad osservarne fino a 20. 000 esemplari a stagione, quest’anno siamo a circa 5. 000», spiega l’esperto.
«Il falco pecchiaiolo si nutre di vespe – il nome scientifico è pernis apivorus – e risente molto dell’andamento delle piogge nel Nord Europa dove si concentra la maggior parte della popolazione di questo rapace: le precipitazioni infatti bloccano la riproduzione delle loro prede».
Il ritorno della poiana
Se in una giornata di osservazione si possono adocchiare fino ad un centinaio di falchi pecchiaioli, gli esemplari di poiane si contano con le dita di una mano. La sua presenza nella Marca tuttavia, spiega il naturalista Francesco Mezzavilla, è in crescita e questo si deve ad anni di lotte degli attivisti anti bracconaggio. «L’opera di tutela fatta negli anni ha dato i suoi frutti. La poiana, che oggi è una specie protetta ed è tornata a nidificare nella pianura trevigiana, anche al parco dello Storga dove ha trovato un habitat ideale».
Il cambiamento climatico
Gli uccelli sono delle preziose sentinelle ecologiche dalla cui osservazione si possono ottenere molte informazioni sullo stato di salute di un determinato habitat. Guardando alla pianura trevigiana, la specie che più hanno sofferto l’aumento dei tassi d’inquinamento e dell’uso di pesticidi in agricoltura sono i passeriformi. Passero comune, fringuello e torcicollo sono ormai scomparsi dalle pianure della Marca da un decennio. «Per ammirarli bisogna salire di quota» spiega Mezzavilla.
«Il nostro punto di osservazione di trova sul monte Pizzoc dove abbiamo creato una piccola stazione di inanellamento e monitoraggio dei migratori. L’inquinamento dell’aria ha avuto effetti devastanti su questi preziosi bioindicatori. Purtroppo, nonostante la pressione della comunità europea a prendere provvedimenti, non si sta facendo nulla per tutelare gli habitat dove nidificano i passeriformi».
Per il trentatreesimo anno i partecipanti al campo migrazione autunnale si ritroveranno sul colle San Giorgio fino a sabato 5 settembre. Neanche il maltempo ferma l’attività, e se la pioggia batte forte si trova rifugio nella chiesetta per concessione del parroco che ha fornito una copia delle chiavi.
«Noi in cambio la teniamo pulita» racconta il coordinatore del progetto. E poi ci sono gli amici che puntualmente allietano l’osservazione portando caffè e dolcetti. «In oltre trent’anni abbiamo consolidato una piccola comunità che continua a crescere. La soddisfazione più grande? Lo stupore nello sguardo di chi impara a guardare la natura con occhi diversi».
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