Gli Imam trevigiani condannano i terroristi: "Sono nostri nemici"

Un documento di una quindicina di gruppi islamici della provincia di Treviso sarà letto oggi ai fedeli: «Vigilate e denunciate i sospetti»

TREVISO. «Dobbiamo aprire gli occhi nelle moschee, nei centri culturali e nelle nostre famiglie. Il terrorismo va condannato, non si può giustificare la violenza nel nome di Allah e noi musulmani non vogliamo essere accostati ai tagliagole».

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Numerose comunità musulmane della Marca trevigiana prendono posizione così contro gli attentati dell’Isis che, esattamente una settimana fa, hanno insanguinato la Francia. Per la prima volta, il messaggio di condanna ai fatti tragici di Parigi è affidato a una lettera sottoscritta da una quindicina di gruppi culturali islamici attivi sul territorio e coordinati dall’associazione culturale islamica di Treviso. Una reazione compatta che non ha precedenti, dettata dall’urgenza di fare chiarezza e dal bisogno di smentire il binomio “terrorismo uguale musulmani” che il Daesh sta cercando di veicolare nell'opinione pubblica.

Già altre volte, alcuni singoli rappresentanti avevano espresso il proprio disappunto verso la barbarie dell’Isis, ma mai come ora, buona parte delle comunità musulmane del Nord Est ha sentito il bisogno di uscire allo scoperto con parole forti e chiare, mettendo nero su bianco il proprio pensiero.

La missiva recita testualmente: «Noi rappresentanti delle associazioni trevigiane e veneziane condanniamo esplicitamente gli attacchi vili, odiosi e spregevoli. Partecipiamo con profonda commozione al dolore immenso e all'afflizione delle famiglie e dei parenti e delle vittime. Esprimiamo tutta la nostra compassione e la nostra piena solidarietà al popolo francese, a tutte le vittime, e chiediamo a tutta la popolazione di essere unita e di radunarsi per fronteggiare questa barbarie che non può valersi di alcuna fede o religione. Consideriamo coloro che hanno attaccato oggi, come ieri, la Francia e altre nazioni del mondo, contro i valori umanitari. Siamo convinti che, mostrando un fronte unito e solidale, si possa sconfiggere questo nemico».

Questo testo sta circolando da qualche ora, è stato recapitato ad alcuni sindaci trevigiani e sarà letto oggi, ai fedeli musulmani che parteciperanno alla preghiera del venerdì. «Durante il sermone ci rivolgeremo alla nostra comunità, condanneremo l’Isis e inviteremo alla denuncia. Se c’è qualcuno tra i fratelli che sa di situazioni sospette o anomale gli chiediamo di farsi avanti», commenta Assan, membro dell’associazione culturale islamica del capoluogo. Un invito a non cedere al caos, a non farsi sopraffare dalla paura dentro e fuori dalle comunità di fedeli.

«La nostra risposta deve essere forte, immediata e unanime», aveva detto qualche giorno fa Kounti Abderramane, referente della comunità musulmana della Marca, e così è stato. I cittadini coinvolti nella cordata anti-terrorismo appartengono a varie nazionalità, Marocco, Senegal, Burkina Faso, Benin, Mali, solo per citarne alcune. Ma non è tutto. La lettera tocca da vicino anche gli imam, le autorità religiose locali che svolgono un ruolo chiave nella guida spirituale e morale dei fedeli. A tal proposito l’imam Tanji Bouchaib, presidente della Federazione regionale islamica è categorico: «Durante la preghiera ricorderemo come il Corano inviti a fare il bene della collettività. Chi ammazza non sente l'odore del paradiso. I capisaldi dell'Islam sono la pace e il rispetto reciproco».

Lo ripeterà oggi durante il suo sermone per poi lasciare spazio a un invito alla responsabilità, altrettanto importante. «La paura è un sentimento umano, ma noi dobbiamo reagire. Mai come adesso occorre guardasi attorno. Internet è il posto dove si vende l'odio e dove l’Isis recluta i suoi assassini, l’unico modo per stare lontani dal terrorismo è dialogare nelle nostre comunità, dimostrarci integrati e attenti», conclude Bouchaib, «dobbiamo guardare dentro alle nostre famiglie e prestare attenzione all’educazione che impartiamo ai nostri figli. In questo la donna gioca un ruolo fondamentale. I nostri figli devono essere gli uomini del futuro, i cittadini del mondo e non dei kamikaze».

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