Giustizia troppo veloce, la Cassazione salva l’ultrà

Tifoso violento colpito da “daspo” e obbligo di firma: tutto cancellato. «La convalida è arrivata prima di 48 ore, non ha avuto il tempo di difendersi» 
MONTEBELLUNA. Ultras violento salvato dalla Cassazione: cancellato l’obbligo di firma contestuale al “daspo” (divieto di assistere a manifestazioni sportive). Motivo: la convalida del provvedimento emesso dal questore di Treviso era stata troppo rapida da parte del giudice per le indagini preliminari. In questo modo, secondo la Corte suprema, il tifoso non ha avuto modo di difendersi o presentare una memoria.


La lentezza, spesso, uccide la giustizia paralizzandola tra rinvii e prescrizioni. In questo caso siamo al paradosso opposto: troppa celerità ha reso nulle le misure restrittive - nello specifico, l’obbligo di presentarsi alle forze dell’ordine a firmare - nei confronti dell’ultras. Il gip, infatti, su richiesta del pubblico ministero, ha convalido a strettissimo giro il provvedimento emesso dal questore di Treviso: trentuno minuti, per la precisione. Il tempo di far fare un piano di scale al cancelliere, leggere il dispositivo e mettere la firma. Rapidità e perfezione, no? No: secondo la Cassazione, trattandosi di una misura restrittiva della libertà personale, l’ultras aveva diritto a 48 ore di tempo per difendersi o presentare una propria memoria. Risultato: annullata l’ordinanza impugnata e conseguente «cessata efficacia del provvedimento del questore di Treviso limitatamente all’obbligo di presentazione».


Protagonista della vicenda M.T., vent’anni appena compiuti, nato a Montebelluna. Il giovane si era reso protagonista, secondo la questura, di comportamenti violenti prima di una partita del Treviso calcio. Da lì, dopo l’identificazione, era scattata la sanzione: il questore di Treviso, con provvedimento del 17 ottobre dello scorso anno, ha imposto al giovane il divieto di assistere alle partite del Treviso, e in più l’obbligo di presentarsi di fronte alle forze dell’ordine per la firma in concomitanza dei match. Provvedimento notificato il 29 ottobre alle ore 16, perché ora entra in gioco pure il cronometro. Il pubblico ministero ha presentato richiesta di convalida alle ore 12.05 del 31 ottobre, e dal gip il via libera era stato - come detto - rapidissimo: alle 12.36 c’era la firma. Rapidità che, secondo la Cassazione, non ha consentito al ventenne «l’effettivo esercizio del diritto di difesa».


Una vicenda che suona paradossale, ma che ha un precedente proprio a Treviso, praticamente identico: il giudice per le indagini preliminari convalidò dopo “appena” 47 ore e 35 minuti l’ordinanza della questura di obbligo di firma nei confronti di un noto ultras del Calcio Treviso, D.G., e tanto bastò perché il legale dell’uomo facesse ricorso. Ricorso che, anche in quel caso, venne accolto.


Fabio Polon
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