Giorno della Memoria, il prefetto agli studenti: «La barbarie dei lager parla anche a noi»

All’auditorium della Provincia di Treviso  240 studenti ricordano la Shoah tra teatro, mostre e testimonianze. Dal prefetto al sindaco, l’appello a difendere la memoria e a respingere ogni rigurgito fascista, nel segno degli internati militari italiani

Mattia Toffoletto
La cerimonia per il Giorno della Memoria a Treviso
La cerimonia per il Giorno della Memoria a Treviso

«La barbarie dei lager non è qualcosa a noi lontano ed estraneo: fa parte della nostra storia e deve farci riflettere su quali uomini siamo e vogliamo essere. Siamo in un contesto storico che vede prevalere il concetto di forza come motore fra gli Stati, la diplomazia arretrare, le guerre uccidere civili».

Il prefetto Angelo Sidoti pensa al mondo contemporaneo e si rivolge così ai 240 studenti delle medie Coletti e Serena, riuniti oggi 27 gennaio per il Giorno della memoria – a 81 anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz – nell’auditorium della Provincia.

Una mattina di riflessione fra lo spettacolo teatrale in ricordo dell’Olocausto delle Coletti, la mostra dei ragazzi delle Serena, l’omaggio alle pietre d’inciampo al Sant’Artemio.

E, per accendere la memoria sugli internati militari italiani, la consegna di una medaglia d’onore ai familiari di Erminio Pizzaia, originario di Pederobba. In ricordo degli Imi, che dissero no a Salò all’indomani dell’8 settembre 1943, è stata prevista una giornata di commemorazione, ogni 20 settembre.

«Il loro ricordo deve vincere, rifuggendo i rigurgiti di ideologie fasciste», il messaggio del prefetto. Presente la figlia di Erminio, Nella: «Non ha mai voluto parlare di quello che aveva vissuto. Disse no al nazifascismo, fondamentale ricordare il suo esempio. Quando tornò, pesava 38 chili. In un campo trovò un compaesano con cui condivideva qualche pezzo di pane».

Suo padre fu internato a Stettino e Sandbostel, è morto a 83 anni nel 2004.

All’attualità fa riferimento anche il sindaco Mario Conte: «Quanti giusti continuano a perdere la vita nel mondo? Non ricordiamo solo una pagina di storia, ma un percorso di civiltà mancata che ancora caratterizza l’umanità».

Poi una proposta: «L’anno prossimo ci piacerebbe coinvolgere gli studenti in un momento di ricordo alla Cadorin. Dove ci fu un lager, un luogo si sofferenza per tutta la città». Stefano Marcon, all’ultima uscita pubblica da presidente della Provincia, riassume: «Una mattina che diventa opportunità per non perdere la memoria».

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