«Gentilini partì per querelare e finì condannato»

Calesso: cento trevigiani denunciati dal Comune e dal vicesindaco, sono stati tutti assolti

«Gentilini andò per denunciare e finì condannato». È il commento di Luigi Calesso, candidato consigliere di Impegno Civile, alla notizia della condanna in appello del vicesindaco per istigazione all’odio razziale. «La sentenzasancisce che in Italia c'è una giustizia che non ammette l'uso anche nella polemica politica di affermazioni la cui volgarità ed aggressività non sarebbe ammessa in nessun Paese in cui è garantita l’uguaglianza di tutti i cittadini».

«Dalla fine del 1998 a oggi», prosegue Calesso, « sono quasi 100 le querele (prevalentemente per calunnia e diffamazione) che Gentilini e altri amministratori comunali leghisti hanno sporto nei confronti di giornalisti, consiglieri comunali, artisti, esponenti politici, componenti di comitati ma anche cittadini che si sono limitati ad esprimere un’opinione attraverso la stampa o ad opporsi ad una decisione non condivisa dell’amministrazione comunale. Denunciati oltre che per diffamazione e calunnia, anche per “procurato allarme e abuso della credulità popolare”, come è accaduto ai componenti dei comitati cittadini contro l’elettrosmog. Finora non risulta che alcuno dei denunciati sia stato condannato. Anzi, la maggior parte delle denunce sono state archiviate o non è pervenuta alcuna comunicazione in merito da parte delle Procure interessate. A distinguersi nell’attività querelatoria è stato l’attuale vicesindaco. Lo stesso vicesindaco che mentre accusa la giustizia di lentezza, intasa i tribunali di cause contro i suoi critici. In alcuni casi per i processi scaturiti dalle sue denunce il vicesindaco ha ottenuto l’assistenza legale del Comune attraverso l’avvocatura civica o legali esterni. Nei casi in cui il Comune ha garantito al vicesindaco l’assistenza legale le spese legali sono sostenute dal Comune stesso con i soldi dei contribuenti. E altre spese a carico dei cittadini sono quelle delle indagini e delle udienze in tribunale». Spreco di tempo e denaro, commenta Calesso. Ma a essere condannato è stato Gentilini.

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