Per Electrolux l’ombra della cessione ai cinesi di Midea: «Intervenga il governo»
Landini (Cgil): «Non lasciare soli i lavoratori». Le voci di un piano per lo svuotamento industriale e occupazionale del Gruppo che conta cinque fabbriche e 4.200 dipendenti, con ripulitura, conto terzi. Il nervosismo al tavolo della trattativa a Roma

«Credo che sia importante che i lavoratori non siano lasciati soli e c’è bisogno dell’intervento del governo e delle istituzioni». Perché con l’Electrolux è sceso in campo anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini? Perché a quanti hanno partecipato, da parte sindacale, ai due giorni di confronto a Roma, quella in corso non si è palesata come una trattativa.
Tanto meno perché non c’è neanche una procedura di crisi aperta, a norma di legge: esuberi, licenziamenti collettivi quindi, cassa integrazione.
Dietro le quinte
«È una sorta di svuotamento industriale e occupazionale del Gruppo, cinque fabbriche, 4.200 dipendenti, con ripulitura, conto terzi» ci anticipa un addetto ai lavori, che ha avuto moto di confrontarsi anche con ambienti ministeriali, «per costruire un apparente maggior valore immediato d’impresa, finalizzato a creare il miglior prezzo di cessione possibile, deindustrializzando. Una sorta di manleva dove Electrolux fa la parte del manlevante».
Insomma, non si dovrebbe discutere senza punti fermi e a queste drammatiche condizioni per dipendenti e territori e senza il convitato di pietra: il manlevato. Ancora all’aprile scorso risale l’accordo di Electrolux Group con i cinesi di Midea. La partnership di lungo termine (almeno 15 anni rinnovabili) riguarda la produzione e la vendita di frigoriferi e congelatori e di lavatrici e asciugatrici. A Susegana, ma anche a Pordenone, si sta coltivando l’idea – e non solo nei sindacati, pure nelle istituzioni – che Midea sia in attesa di assorbire il gigante del freddo una volta che Stoccolma lo avrà bonificato di tutti gli orpelli, con una razionalizzazione dell’assetto produttivo e di quello occupazionale, in primis.
L’azione politica
Raccontano, i delegati Rsu, che Giampietro Castano, capo dell’Unità di crisi, ha battuto i pugni sul tavolo, l’altro giorno, spazientito per l’evidente tentativo di prendere tempo. Aveva dato conto, in precedenza, della complessità della situazione, con due livelli di concorrenza per la maggiore industria di elettrodomestici in Europa. La sfida anzitutto interna, da parte della Bosch, ad esempio, per quanto riguarda la qualità del prodotto, l’innovazione, l’ottimizzazione dei costi.
E poi la sfida esterna, asiatica in particolare, più precisamente. I cinesi per primi esercitano una insistente pressione sui prezzi, muovendosi al ribasso poiché possono contare su ulteriori sussidi governativi capaci di annullare qualsiasi recupero di competitività interno.
Ebbene, l’«azione politica e diplomatica avviata a livello Ue con Paesi partner (Francia, Germania) per istituire barriere all’ingresso o dazi richiede – si è detto sempre al tavolo di Roma – tempi istituzionali non brevi». Anche qualora le misure venissero introdotte, non vi è certezza assoluta sul loro impatto reale rispetto alle contromisure dei competitor esteri.
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