Il progetto di Electrolux: a Susegana più frigoriferi ma con meno personale
La fabbrica trevigiana non è stata risparmiata dai tagli. Ma lavoratori e forze sociali fanno notare il paradosso: l’obiettivo è aumentare del 30 per cento la produttività, riducendo del 30 per cento il numero di addetti. La stangata sugli impiegati: uno su due ora rischia il posto

Più frigoriferi, meno operai. Il paradosso che sottenderebbe alla rinascita di Electrolux si basa su un’equazione dal risultato incerto. Almeno secondo i sindacati, che venerdì dopo il (rovinoso, stando a chi era presente) summit a Roma tra governo e azienda hanno bloccato qualsiasi avanzamento di trattativa.
Il fatto è che il piano industriale per uscire dalla crisi, stilato ad hoc per Susegana, si basa su un rapporto inversamente proporzionale tra produttività e numero di lavoratori. Ovvero: aumentare del 30% la produttività, riducendo complessivamente del 30% il numero dei dipendenti.

Vale a dire da una parte arrivare a produrre 140 pezzi all’ora (contro gli attuali 95) e, dall’altra, licenziare 420 persone. 240 operai e 180 impiegati. Un colletto bianco su due.
La matematica non è un’opinione, ma in certi contesti sembra prescindere dalla logica. E così, da migliore sito della divisione italiana del gruppo Electrolux, Susegana diventa quello che pagherà il prezzo più alto di tutti per numero di esuberi in termini proporzionali.
La previsione
Il piano industriale redatto nel 2019 si basava su un obiettivo: riuscire a produrre molti volumi, grazie ad un’altissima tecnologia (l’investimento nel 2023 era stato di 240 milioni di euro), che avrebbe permesso di spalmare i molti volumi su meno persone, in modo da abbattere in modo sostanziale sul costo del lavoro. Una previsione che si è rivelata sbagliata, sballata dalla concorrenza asiatica, dai dazi doganali e dalla congiuntura politico-economica a livello internazionale.
Quindi come risolvere? Alzando il posizionamento di mercato. Far uscire dalla fabbrica di Susegana solo prodotti di altissimo livello: alte prestazioni energetiche, componentistica eccellente, connettività e misure extralarge. Frigoriferi che possono raggiungere, come prezzo, anche la doppia cifra in termini di migliaia di euro, appetibili per il mercato svizzero di fascia alta, con la volontà poi di entrare anche in altri mercati.
L’importante, però, è farli velocemente. Secondo l’azienda il miglior compromesso tra organizzazione del lavoro e produttività della linea prevede di arrivare a 140 pezzi all’ora, 45 in più degli attuali e perciò è prevista una fase temporanea di accelerazione con una finestra di transizione in cui puntare a 120 pezzi orari. Per questo l’azienda ha predisposto un investimento di 16 milioni di euro nel prossimo biennio, di cui oltre 10 milioni dedicati al prodotto e la restante parte dedicata al miglioramento di processo, all’automazione soprattutto.
Il nodo esuberi
Più frigoriferi, meno dipendenti, dicevamo. Il tema degli esuberi rimane caldo, caldissimo, tanto da aver creato anche qualche dissidio durante tra il Giampietro Castano, capo dell’Unità di crisi del Mimit e il Gruppo, rappresentato dalla direzione del personale.
Colpa dei numeri che non combaciavano con quelli comunicati prima dell’estate e che vedevano Susegana tra i migliori siti italiani. La prima discrepanza è stata quella relativa al totale di esuberi, passato da 1.719 di giugno ai 1.450 attuali. Bene, ma il delta è rappresentato per lo più da contratti temporanei non rinnovati e dagli oltre 100 dipendenti che si sono dimessi, quindi secondo i sindacati, non certo una medaglia da affiggere al petto dei dirigenti.
Venendo poi al caso di Susegana, la doccia fredda è arrivata quando si è andati a spacchettare il numero totale degli esuberi dividendoli per singolo sito. Da qui la notizia che un impiegato su due perderà il proprio posto di lavoro, quando nessuno di loro aveva messo in preventivo che potesse accadere. A questo si aggiungono 240 operai, un numero leggermente ridimensionato rispetto al precedente.
Ma anche in questo caso basta approfondire per capirne il motivo: l’azienda ha comunicato l’intenzione di cambiare l’organizzazione scendendo da due turni giornalieri a uno soltanto. Un piano che ha destabilizzato i lavoratori che hanno annunciato uno sciopero, i sindacati che hanno congelato la trattativa in attesa di un nuovo intervento del governo e delle forze politiche, quelle del Pd, Manildo capogruppo dell’opposizione in consiglio regionale e Galeano, vicepresidente della commissione Bilancio, che parlano di «mesi buttati». Doveva risolversi e invece no. La situazione peggiora: più frigoriferi in meno tempo con meno persone.
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