Treviso, morto schiacciato dall’albero sul Botteniga: in mille ai funerali a San Nicolò

Grande commozione per l’ultimo saluto a Pietro Monici che sognava di diventare un vigile del fuoco: «La tua morte ci ricorda che la vita non va rimandata»

Mattia Toffoletto
La bara portata dai Vigili del fuoco
La bara portata dai Vigili del fuoco

“La tua morte ci scuote e ci ricorda che la vita non va rimandata. Tutto appare assurdo, coincidenze inspiegabili, una vita troppo breve: nulla di ciò che Pietro ha vissuto e dato, andrà perduto”, il messaggio di don Oscar Pastro che celebra il funerale con padre Marco Cauli.

Sono un migliaio nel tempio di San Nicolò per dare l'ultimo saluto a Pietro Monici, già volontario dei vigili del fuoco, travolto e ucciso da un pioppo ammalorato - a 38 anni, giovedì 9 aprile – mentre pescava in via Botteniga. Un tragico incontro con il destino, una morte che ha scosso tutta la città. Non sfugge la presenza del personale dei vigili del fuoco di Treviso, il sogno della vita per Pietro: divise e mezzi all’esterno della chiesa, con i vicecomandanti Lorenzo Lambrocco e Francesco Cicirello.

I funerali di Pietro Monicini morto schiacciato da un albero mentre pescava

Per il Comune, il sindaco Mario Conte, il suo vice Alessandro Manera, il presidente del consiglio comunale, Antonio Dotto. A dargli l'ultimo saluto soprattutto mamma Adele, i fratelli Davide, Silvia e Guglielmo, nonna Raffaella con cui Pietro abitava a San Pelajo, parenti e amici. Ci sono gli amici della pesca e del Villorba rugby.

“La tua morte ci ricorda che la vita è fragile e non siamo padroni del tempo. Risuonano tanti perché e se, da quelle domande passa la fede. Sappiamo che il tuo sogno era diventare vigile del fuoco e mettersi a disposizione degli altri”, le parole di don Oscar. E, in questo momento di dolore, il pensiero volge anche alle parole del drammaturgo lituano Oscar Vladislas de Lubicz Milosz, scelte dalla famiglia per l'epigrafe di Pietro: «Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perché so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo ne sia lodato!) non è la nostra».

Alla partenza del feretro, la sirena del camion dei vigili del fuoco.

Travolto da un albero, l'ultimo saluto con la sirena dei pompieri

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