Fondazione, scarsi rendimenti Si vendono azioni Unicredit

In questi giorni il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, ha parlato con il presidente di Fondazione Cassamarca, Dino De Poli. E a breve, a stretto giro di posta, il Bo invierà a Fondazione Cassamarca la terna di nomi per il posto in consiglio di indirizzo che spetta all’università: si deve sostituire, com’è noto, Luca Antonini, nominato dal Parlamento giudice costituzionale e divenuto incompatibile con qualsiasi altro incarico. Il nuovo consigliere di indirizzo espressione dell’università di Padova resterà in carica due mesi e mezzo, fino ai primi di dicembre, quando scadrà il consiglio di indirizzo e si chiuderà l’era di Dino de Poli, da sempre presidente d i Ca’ Spineda.
La terna
Il riserbo sui nomi della terna è massimo: l’iter di Fondazione, modello fortino blindato, assegna al consiglio l’ultima parola sul nome da far entrare nell’organismo di governo (e persino di poter di respingere la terna e chiederne una nuova al socio, nel caso vi siano candidati incompatibili).
Ma i bene informati assicurano che in pole position ci sia Tomaso Patarnello, prorettore responsabile delle sedi esterne all’università e già direttore del dipartimento di Biologia dell’ateneo patavino. Una scelta forte, che sembra andare al di là di questo brevissimo mandato. Dovesse scegliere il responsabile delle sedi esterne, il Bo accentuerebbe la sua presenza a Ca’ Spineda per connotare ulteriormente la scommessa dei nuovi corsi e master incentrati sulla Giurisprudenza d’impresa. Non solo da un punto di vista strettamente accademico.
Il super campus
All’orizzonte c’è da definire l’idea del super campus unificata dell’ex distretto militare, con il sostegno dell’amministrazione comunale e della finanza privata, in una riqualificazione urbanistica che in passato ha visto mille ripensamenti e difficoltà. E a proposito di difficoltà, annaspano ancora i conti di Fondazione. Il piano triennale dei drastici tagli potrebbe non bastare, perché la congiuntura di Borsa, e in particolare l’andamento del titolo Unicredit non assicurano rendimenti adeguati per far quadrare i numeri, che hanno margini assolutamente risicati. Di qui la richiesta al ministero delle Finanze di poter vendere una minima parte del proprio pacchetto azionario, per diversificarlo e garantire a Fondazione una minima certezza di introiti. Va molto meglio agli azionisti di Intesa, per restare in ambito bancario. E più di qualcuno, tra i veterani di Fondazione, l’ avrebbe fatto notare. A breve, dunque, Fondazione scenderà sotto la soglia, sin qui ritenuta un baluardo, pure psicologico, dello 0,1%. Di pochissimo, certo, ma che Fondazione venda le azioni della sua casa madre la dice lunga sui suoi affanni. E su come stiano saltando anche paletti un tempo ritenuti sacri. —
Andrea Passerini
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