Fondazione Cassamarca chiude Cloakroom e La Pace: addio a due bar simbolo di Treviso

Il 12 luglio ultimo giorno per il cocktail bar, il 26 per il bistrot. Ambrosi: «Resterà un vuoto, non è per nostra scelta»

Federico Cipolla
Samuele Ambrosi al Cloakroom
Samuele Ambrosi al Cloakroom

Uno ha portato i cocktail di alto livello in città, l’altro è un pezzo di storia del centro. Entrambi chiuderanno entro fine luglio. Cloakroom e La Pace dicono addio: Fondazione Cassamarca non ha rinnovato il contratto ai locali di Samuele Ambrosi e Matteo Hu; a quanto si apprende con l’intenzione di vendere il blocco settecentesco con i locali affacciati sulla piazzetta, gli spazi al primo e secondo piano, e la parte sopra il portico.

«È finito il rapporto contrattuale», si limita a dire il presidente della Fondazione Luigi Garofalo.

Luigi Garofalo, presidente di Fondazione Cassamarca
Luigi Garofalo, presidente di Fondazione Cassamarca

«Sono deluso e arrabbiato perché non chiudiamo per nostra volontà. Sebbene a voce ci fosse stato rassicurato che non saremmo stati messi alla porta, al momento della scadenza del contratto è successo proprio così», si sfoga Samuele Ambrosi.

Le date di chiusura

Il cloakroom chiuderà domenica 12, due settimane dopo, il 26 luglio, toccherà a La Pace. Un altro vuoto che si apre in centro storico, nel cuore della città; dopo la chiusura del Dump in Galleria Rialto, e i saluti anche di Jibo’s (che però sarà sostituito da un altro locale).

«Dispiace soprattutto per la città. Con il cloakroom siamo arrivati 13 anni fa, mentre La Pace è in piazzetta Monte di Pietà da 49. Una città viva anche di notte, con i locale, è una città più bella e più sicura», prosegue Ambrosi.

Il contratto d’affitto tra Ca’ Spineda srl (la società strumentale di Fondazione Cassamarca a cui è affidato il piano terra dell’immobile) e i due locali è scaduto lo scorso ottobre.

«Ci eravamo parlati con mesi di anticipo. Io avevo intenzione di cambiare un po’ il Cloakroom, per ricollocarlo. Ma per farlo avevo bisogno di rassicurazioni sul futuro. E a parole le avevo avute. Poi quando è stato il momento di firmare, invece è cambiato tutto. Sia chiaro, la proprietà a tutto il diritto di farlo; avrei però gradito maggiore trasparenza. Anche perché si parla non solo di noi titolari, ma anche di 14 persone che lavorano nei locali».

Alla fine Ambrosi e Matteo Hu hanno ottenuto un proroga fino a fine luglio, permettendo alle persone di ricollocarsi.

Il futuro

Cloakroom e La Pace hanno anche provato ad acquistare il piano terra, ad una cifra superiore al milione di euro. Ma l’operazione non è andata in porto. Ora Cassamarca avrebbe valutato l’intero immobile attorno ai tre milioni.

Ambrosi a Treviso ora resta con il Boss Hogg - una whiskeria unica in Italia - e con gli studios (che però sono a Vascon), ma punta a non mollare nemmeno il Cloakroom.

«Vorrei riaprirlo, in una nuova sede, sempre in città. Facendo un locale diverso da com’è adesso, più piccolo, nello stile del Boss Hogg. Però i prezzi in città sono altissimi».

La crisi del settore

Ambrosi aveva già messo gli occhi su uno spazio in zona Pescheria, ma per l’acquisto la proprietà chiedeva oltre un milione per 90 metri quadrati.

Un prezzo impossibile da ammortizzare per un settore che in tutta Italia sta conoscendo una crisi profonda. «Un tema che riguarda tutto il paese. Ero a Roma pochi giorni fa, e non c’era la ressa nei locali. Ci sono tante ragioni, tra queste anche le nuove norme sulla guida. Molte persone oggi escono per l’aperitivo e poi la sera si chiudono in casa», conclude Ambrosi.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso